La verità su quanto accaduto al Rifugio Cuori Liberi

Una disamina da parte dei veterinari sulle cose che gli animalisti non hanno volutamente mostrato, e le cose che non hanno fatto

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Al santuario Cuori Liberi in 18 giorni sono morti 31 suini su 40 di Peste Suina Africana ma nessuno ne parla

Era sabato 2 settembre quando il santuario Cuori Liberi, segnala la morte di due maiali.
I proprietari non avevano descritto una sintomatologia particolare, non c’erano lesioni evidenti che facessero pensare alla presenza della Peste Suina Africana, tuttavia ciò accadeva all’interno della zona di protezione della grave malattia infettiva, dove, a 3 km si era già verificato un focolaio (ne parliamo in questo articolo).
Per questo motivo il veterinario ha inviato i campioni al laboratorio per sospetto di Peste Suina Africana, e il 4 settembre è arrivata la conferma ufficiale: i suini sono morti a causa della malattia.


La morte certo può essere improvvisa: non sempre sono visibili clinicamente emorragie acute agli organi interni o per esempio un’edema polmonare acuto a causa del quale lo sfortunato maiale può morire soffocato.

Il 5 settembre è stata eseguita anche l’indagine epidemiologica dalla quale emerge che altri due suini presentavano i primi sintomi della malattia, tanto che uno di questi morirà nei giorni successivi e il Santuario riceve in via ufficiale un documento: è l’ordinanza di abbattimento. Sin da subito gli operatori hanno manifestato l’intenzione di opporsi agli abbattimenti. Intenzione che si è concretizzata con la presentazione del ricorso al TAR con la quale chiedevano l’immediata sospensione dell’ordinanza di abbattimento. Il TAR non concede la sospensiva e rimanda l’udienza al 5 Ottobre. In tutta risposta il Santuario presenta la medesima richiesta la consiglio di Stato, il quale si esprime sfavorevolmente.

Mentre il Santuario Cuori Liberi portava avanti questa battaglia legale, i Veterinari Ufficiali continuavano a tenere monitorata la situazione eseguendo ripetuti controlli presso il rifugio volti a verificare lo stato di salute degli animali presenti. In tutte le occasioni venivano registrati nuovi decessi. Nonostante fosse palese che la malattia ormai stesse progredendo in maniera inarrestabile e nonostante l’evidenza che quanto stesse accadendo corrispondesse a quanto i Veterinari evidenziavano nei corsi delle visite, gli operatori del rifugio continuavano ad opporsi all’abbattimento. Salvo ad un certo punto acconsentire che venisse praticata l’eutanasia sui alcuni suini ritenuti sintomatici a loro giudizio. I Veterinari ufficiali, pur di porre fine alle sofferenze degli animali, acconsentono alla richiesta avanzata dagli operatori e concordano con essi di procedere alle stesse il giorno 15 settembre, quel giorno i suini vivi rimasti erano solo 17.
Nonostante i suini con sintomi gravi, i detentori cambiano improvvisamente idea facendo trovare davanti al santuario un cospicuo numero di attivisti posizionati in corrispondenza degli ingressi principali al fine di impedire l’accesso dei Veterinari, a nulla sono valsi i tentativi di dialogo e di mediazione portati avanti dai Veterinari grazie anche all’aiuto delle forze dell’ordine giunte sul posto. E così l’intervento dei Veterinari ASL ha avuto luogo solo il 20 settembre.


Durante tutte queste visite non c’era nessun “veterinario dei Santuari”. Da quello che è emerso, vari suiatri sono stati contattati dal Santuario, siccome volevano un’”eutanasia speciale” come quelle degli animali da compagnia – ignorando nuovamente la delicatezza della situazione dal punto di vista epidemiologico -. I suiatri hanno chiaramente detto di no. Per questo, quando gli animalisti parlano di “aver contattato il loro veterinario” non fanno mai alcun nome.

Nel giro di soli 18 giorni, di suini al Santuario ne sono morti 31 su 40.

Sembra quindi evidente dalla ricostruzione dei fatti che quelli sopravvissuti sarebbero morti successivamente, se non fosse stata praticata l’eutanasia.

Anche i maiali morti di Peste Suina Africana avevano un nome, una storia e una individualità, ma nessuno li nomina. Come mai?

Come accadde per i primi due suini morti al Santuario, non tutti i maiali muoiono velocemente. Alcuni ci mettono più tempo e presentano sintomi come vasculite (ovvero l’infiammazione dei vasi sanguigni), e quando vengono interessati vasi di piccolo calibro, questi ultimi possono rompersi, causando infiltrazioni sanguigne, di conseguenza ci saranno anche eritemi, petecchie (piccole macchie di sangue), emorragie nei polmoni, nei reni e in vari organi interni. Ci sono anche linfonodi duri, infiammati, dolorosi (linfadenite, emorragica, per via di quest’infiammazione dei vasi sanguigni), dolori articolari, febbre, vomito e diarrea. L’animale sarà pertanto debole, dolorante, abbattuto. L’animale soffre e sta male, ma gli animalisti del Santuario non vogliono concederli una morte dolce.

Questo è il genere di video o immagini che il Santuario Cuori Liberi non vi mostrerà, nonostante 31 dei loro suini siano morti a causa della Peste Suina Africana, ai quali invece si sarebbe dovuta e potuta risparmiare una morte atroce.
Non ve le mostra, siccome sa bene che queste immagini potrebbero rendere molto meno comprensibili le loro istanze.
Eppure questi sono i modi con cui la Peste Suina Africana si manifesta.


La Peste Suina Africana rappresenta un concreto pericolo per tutti i Suidi della nostra Nazione (a prescindere dagli scopi con cui sono detenuti).
– Al momento non esiste un vaccino
– Al momento non esiste cura.
– La mortalità è prossima al 100%.
– È altamente trasmissibile, può essere veicolata anche in maniera passiva, da persone, mezzi e altri animali
.

Non esiste dolce morte legata a una malattia infettiva con un decorso così acuto e fatale. Se analizziamo la questione in termini di welfare, la morte procurata dalla PSA è dolorosa, e causa sofferenza. L’eutanasia per i suini del santuario Cuori Liberi, al contrario, prevedeva un protocollo anestesiologico elaborato dall’Università di Milano.

Secondo il Regolamento 1099/2009 relativo alla protezione degli animali durante l’abbattimento prevede che la soppressione di animali che versino in condizioni di grave sofferenza, in assenza di soluzioni economicamente valide atte ad alleviare il dolore, è un dovere morale(Considerando n. 12)
Nell’impedire di abbattere animali da reddito (visto che la legislazione UE non riconosce la possibilità che i suini siano considerati come animali da compagnia, vedi questo articolo per comprendere meglio il perchè) che versavano in condizioni di grave sofferenza in quanto affetti (e poi per la maggior parte morti) a causa della PSA, gli animalisti sono venuti meno ad un loro dovere morale.

L’articolo 19, invece, parla di  abbattimento di emergenza – Nel caso di abbattimenti di emergenza, la persona che ha in custodia gli animali interessati adotta tutti i provvedimenti necessari per abbattere gli animali nel più breve tempo possibile. Gli animalisti del rifugio di Pavia non hanno adottato i provvedimenti di loro competenza, venendo meno ad un preciso obbligo non solo legislativo ma anche morale.

La PSA si trasmette attraverso il contatto diretto e indiretto tra animali malati e animali sani. I soggetti sintomatici emettono una grande quantità di virus nell’ambiente attraverso secreti ed escreti infetti. Per questo la permanenza di animali infetti, voluta dai proprietari dei Santuari, rappresenta un enorme rischio sanitario.
La condivisione degli spazi, specie su superfici non lavabili e disinfettabili come quella degli stabilimenti semibradi è un fattore di maggiore rischio di esposizione e di contagio, allo stesso modo lo sono gli abbeveratoi o le mangiatoie spesso condivise tra più soggetti, o i locali di ricovero sopratutto quando realizzati con materiale come il legno che per sua natura non garantisce la possibilità di essere lavato e disinfettato in modo accurato, nonché tutti i mezzi o le attrezzature eventualmente adoperate per manipolare materiale infetto quali carcasse, letame eccetera se non opportunamente lavate e disinfettante.
Il virus della PSA è infatti un virus estremamente resistente e difficilmente inattivabile. È capace di perdurare per un tempo estremamente lungo, per questo il contagio può verificarsi anche attraverso l’ingestione di scarti alimentari infetti. Altre possibilità di trasmissione attraverso vettori passivi sono in corso di studio, ma ad oggi non può essere totalmente escluso che gli uccelli o alcuni insetti volatori possano svolgere un ruolo nella trasmissione/propagazione dell’infezione, ovviamente tale rischio è tanto maggiore quanto più alta è la carica infettante. Mantenere in vita soggetti infetti espone ovviamente ad un maggior rischio di propagazione del virus, sia per l’eventuale contatto con il selvatico presente, sopratutto per strutture come Cuori Liberi le cui recinzioni non garantivano una netta separazione tra selvatico e domestico, sia per gli altri suini domestici, in quanto aumenta la carica virale presente all’interno del luogo sia in termini di quantità che di durata.


Se una persona ha veramente interesse nei confronti dei propri animali non li protegge quando sono già spacciati, mettendo addirittura a rischio la salute di altri animali

Il Decreto ministeriale 28 giugno 2022 prevede delle regole specifiche per difendersi dalla Peste Suina Africana.
Si tratta di modifiche gestionali e strutturali che dovevano essere applicate da tutti i detentori di suini per proteggerli dalla malattia. Le misure che dovevano essere applicate per il Santuario Cuori Liberi sono quelle previste per gli stabilimenti semibradi a bassa capacità, ovvero con un numero inferiore ai 300 capi.

Queste includono la presenza di appropriate misure igienico-sanitarie in allevamento, ovvero il passaggio obbligato per il personale deputato al governo degli animali attraverso una zona filtro all’interno della quale deve avvenire il cambio di indumenti e delle calzature in entrata e in uscita dalla zona pulita dello stabilimento, adeguate procedure di pulizia e disinfezione dei mezzi con attrezzature di disinfezione fisse poste in corrispondenza dell’ingresso dello stabilimento, oltre che il divieto di ingresso di persone non autorizzate nei locali di stabulazione dei suini, e la registrazione di ogni ingresso di persone e mezzi nei suddetti locali.

Il Santuario Cuori liberi ha avuto un anno di tempo per adeguarsi. Doveva adeguarsi entro il 27 luglio di quest’anno. La provincia di Pavia, per la vicinanza con quella di Alessandria dove i casi di cinghiali positivi sono numerosissimi e in espansione geografica, è stata considerata ad alto rischio almeno a partire dallo scorso inverno, quando fu scoperto il primo focolaio nei cinghiali vicino al comune di Ovada, nel gennaio 2022.

Il Santuario non si è adeguato neanche quando, si cominciava a parlare di Peste Suina Africana nello stesso comune di Pavia: il Centro di Referenza Nazionale aveva confermato la positività alla PSA di un piccolo allevamento (un agriturismo con 166 suini stabulati) a Montebello della Battaglia. Era il 16 agosto 2023.

I Controlli ufficiali da parte delle Autorità competenti eseguiti prima del 27/07/2023 sono esitati in una raccomandazione di adeguamento alla norma, i controlli eseguiti dopo tale data sono esitati invece in una prescrizione con l’indicazione temporale entro la quale devono essere messe in atto le azioni correttive. Il mancato rispetto dei tempi di risoluzione della non conformità rilevata determina l’applicazione di una sanzione amministrativa salvo che l’operatore non richieda una proroga debitamente motivata. Il Santuario Cuori Liberi ha chiesto una proroga, e i tempi sarebbero scaduti entro il 2 ottobre. Ma tutto questo avveniva quando ancora la PSA non aveva interessato il Comune di Zinasco.

Nonostante il decreto Ministeriale, il Santuario continua a organizzare eventi permettendo alle persone di avvicinarsi ai suini (foto di Facebook, 23 luglio 2023) e mancano semplici cartelli  all’ingresso del rifugio che vietino l’accesso delle persone e veicoli non autorizzati.

Avere tempo concesso per adeguarsi strutturalmente, non significa che le persone sia esterne che interne al rifugio possano accedere senza indumenti protettivi!
Qui un signore mezzo nudo applica delle gocce auricolari a un suino (Nonno Flinstone) e poi massaggia l’orecchio col dito, senza neppure usare dei guanti.
Immaginiamo che non esista un registro che segnala gli ingressi nella struttura come previsto dalla normativa (video pubblicato da Cuori Liberi su Instagram il 12 agosto 2023)

Questa è un immagine che circola in rete per commemorare i suini a cui è stata praticata l’eutanasia.
Che fine ha fatto “nonno Flintsone” del video precedente? Come mai chi operava nel Santuario Cuori Liberi non vuole far vedere come è morto e non vuole commemorarlo? Come mai la sua fotografia non è stata esposta in pubblico durante le numerose manifestazioni di protesta dei giorni successivi? Nonno Flinstone è uno dei tanti suini morti di Peste Suina Africana.

E se l’eutanasia fosse stata fatta qualche giorno dopo il 20 settembre, dando il tempo alla PSA di ammazzare orribilmente altri maiali, quanti altri maiali non sarebbero stati commemorati come nonno Flinstone?

immagine del 28 giugno tratta dal canale Instagram dell’associazione: gente che vanga senza alcun dispositivo di protezione individuale.


In basso a destra: un maiale visibilmente obeso (l’addome striscia per terra quando cammina), con gli unghioni deformi: la crescita sproporzionata può portare a problemi di deambulazione.

Biosicurezza: le poche cose che sono state fatte, sono state fatte male.

Quando il rifugio è stato colpito dalla PSA, visto il rifiuto di Cuori liberi di dare seguito agli abbattimenti, il sindaco del Comune di Zinasco ha disposto l’11.09.2023 con apposita ordinanza l’applicazione di misure di sicurezza aggiuntive che sono state messe in atto solo in parte.

Esisteva tutta una serie di problemi all’interno della struttura. Probabilmente questo è dovuto al fatto che i proprietari del rifugio non hanno seguito i corsi obbligatori sulla biosicurezza organizzati dall’ATS locale, non rispettando così ad un altro obbligo che erano tenuti a rispettare, nell’interesse dei loro suini, per poterli meglio proteggere da una gravissima malattia che minacciava l’intera Provincia.

Il rifugio, in quanto considerato “stabilimento semibrado a bassa capacità”, doveva essere dotato di una doppia recinzione per evitare il contatto coi selvatici. Laddove la separazione con i suini selvatici venga garantita tramite utilizzo di reti, deve essere prevista una doppia recinzione, di cui quella interna, anche di tipo elettrificato, distanziata di almeno 1 metro da quella esterna.
La doppia recinzione mancava, c’era solo una rete alta 1.50m fuori terra e interrata 30 cm, ma mancava all’interno una rete elettrica. Cosa ha fatto il Santuario che probabilmente non voleva utilizzare la rete elettrica? Ha messo delle lamiere, ma comunque erano presenti dei punti esposti, che avrebbero permesso il contatto col selvatico.

La normativa prevede una zona filtro, importantissima come le recinzioni. La zona filtro è una zona di passaggio obbligatorio per entrare e per uscire dal recinto dei suini. Quando si entra si va nella a zona pulita (dove si indossano le calzature, gli indumenti e i guanti protettivi) e quando si esce si va nella zona sporca (dove si lasciano gli indumenti necessari). Nella zona filtro dovrebbe esserci un lavandino insieme a idonei detergenti, per lavarsi le mani quando si entra e quando si esce, e questa zona deve essere costruita con materiali idonei disinfettabili. Il Santuario ha creato la zona filtro solo dopo il 4 settembre, ovvero dopo che la malattia era già entrata nell’allevamento! Questa zona filtro non era di materiale lavabile o disinfettabile.

Il decreto stabilisce anche procedure di derattizzazione e disinfestazione, dubitiamo che questo sia stato eseguito poiché potrebbe essere in antitesi coi principi antispecisti, seppure ratti, topi e altri animali possano rappresentare un rischio non solo per i suini del rifugio ma anche per le persone in quanto possibili cause di trasmissione di malattie all’uomo (le cosiddette zoonosi)

Esistono anche delle regole specifiche in termini di alimentazione, ovvero il divieto di somministrazione di scarti di cucina/ristorazione/ rifiuti alimentari. Esistono numerose immagini che mostrano il fatto che i volontari offrono scarti alimentari, grissini, mele e altro cibo non idoneo. Come è stato sottolineato, essendo il virus della PSA molto resistente, anche l’alimentazione inappropriata può essere una fonte di ingresso presso l’allevamento.

un maiale che si nutre presumibilmente di scarti di cucina e mangime.

Da notare la vaschetta di plastica leggera, con un angolo sbeccato (questo tipo di vassoi possono essere facilmente rotti e possono rappresentare un rischio)

Video tratto dal canale Instagram dell’associazione, 19 settembre 2023

Nonostante la conferma della presenza dell’infezione presso il Santuario Cuori Liberi, delle persone entrano senza indumenti protettivi all’interno del recinto dei suini, rendendo concreta la possibilità di trasportare l’infezione fuori dalla struttura (rappresentando un rischio per i cinghiali presenti nell’area. Video pubblicato sul canale Instagram del 9 settembre 2023)

Articolo 500 del Codice Penale: Diffusione di una malattia delle piante o degli animali
Chiunque cagiona la diffusione di una malattia alle piante o agli animali, pericolosa all’economia rurale o forestale, ovvero al patrimonio zootecnico della nazione, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se la diffusione avviene per colpa, la pena è della multa da euro 103 a euro 2.065.

La rivoluzione del concetto di biosicurezza: le tute protettive usate per manifestare ma non per proteggere i maiali

Dal 5 settembre, mentre i suini del Santuario morivano uno dopo l’altro a causa della Peste Suina Africana, seguito dell’ordinanza di abbattimento, il Santuario organizza un presidio.
Decine di persone si accalcano DENTRO e FUORI l’area, creando un pericolo enorme: molti di questi soggetti infatti hanno a che fare con altri suini in altri Santuari e potrebbero causare un’ulteriore diffusione della malattia.

Di conseguenza in data 19/09 Regione Lombardia emette una circolare con oggetto “Sorveglianza santuari correlati con focolaio PSA 190PVO44” nella quale, al termine di una serie di misure di biosicurezza, viene riportata la frase “In caso di necessità la vigilanza di cui al punto precedente può essere effettuata anche con il supporto delle forze dell’ordine”.

La mattina del 20 settembre, a fronte di una situazione di stallo da una parte e di elevatissimo pericolo epidemiologico dall’altra, i pochi suini rimasti in vita sono stati abbattuti con l’ausilio delle forze di polizia.

Durante la manifestazione e il presidio, alcune persone del Santuario Cuori Liberi decidono finalmente di usare i dispositivi di protezione individuale. Alcuni di loro lo fanno all’interno del recinto dei maiali, la maggior parte fuori.La maggior parte delle persone, tuttavia, ha messo tute bianche o azzurre, i calzari e i guanti di fronte al cancello di ingresso a manifestare per rappresentare la loro resistenza. Ovvero il Santuario ha reso una carnevalata quello che doveva essere un dispositivo di sicurezza per proteggere i loro suini.

Davanti ai cancelli i manifestanti potevano anche essere nudi: il misfatto principale è che questo tipo di abbigliamento speciale andava indossato per accedere all’area dei suini propriamente detta, passando attraverso una zona filtro dotata delle due porte di entrata e uscita, lavandosi le mani all’ingresso e all’uscita, cambiandosi all’interno della zona filtro e tutto quel materiale monouso sarebbe dovuto rimanere all’interno della zona filtro. Ma i dispositivi di protezione individuale sono stati usati solo all’esterno, ad uso dei fotografi e delle telecamere.

In questo video è possibile vedere persone che toccano i suini in area infetta a mani nude (senza guanti), e indossano materiale protettivo non idoneo (tute porose e non resistenti) e persone che indossano materiale protettivo all’infuori delle zone designate.( Local Yeam, Peste suina, attivisti barricati in rifugio a Sairano (Pavia) per impedire l’abbattimento dei maiali, 16 settembre 2023, Link al video)

Il presidio al santuario Cuori Liberi – Foto da Rete dei Santuari Italiani.
Persone che usano i dispositivi di protezione individuale dove non ha senso utilizzarli. Le tute sono porose e fragili, sarebbero state inutili anche se usate nell’area dove sono stabulati i suini.


Nei video è anche possibile vedere che le persone toccavano comunque i suini infetti senza utilizzare guanti, e che si appoggiavano gli zaini a terra, significa che è mancata completamente la “barriera” necessaria per evitare che il virus entrasse o uscisse dalla struttura.

Non sono emersi elementi che inducano a ritenere che l’autorità competente non abbia agito in piena ottemperanza a quanto previsto dal Regolamento 1099/2009 relativo alla protezione degli animali durante l’abbattimento (in particolare articoli 18 e 20) in materia di benessere animale durante gli abbattimenti d’emergenza. Tali regole prevedono addirittura (art. 18., par. 3) la possibilità di non applicare le procedure di abbattimento che garantiscono il benessere animale in caso di rischio per la salute umana o di diffusione della malattia infettiva grave che si intende eradicare. Tale possibilità non è stata utilizzata dai veterinari dell’ATS, che si sono resi conto della delicatezza della situazione e hanno invece eletto un protocollo che prevedeva l’eutanasia elaborato dall’Università di Milano.

È perciò ancora più odioso che i nostri colleghi di Pavia siano stati insultati, minacciati e trattati come criminali da parte di chi dal canto suo non si è comportato coerentemente con i propri doveri morali e non ha ottemperato ai propri obblighi così come previsto dalle norme. Queste persone credono di agire sulla base di principi etici “superiori”, addirittura dopo aver lasciato morire così tanti suini di una malattia infettiva grave, senza applicare le procedure previste dalla normativa per proteggerli.

Continua a leggere: Perché le richiesta dei Santuari di considerare i suini come animale da compagnia rappresenta un rischio per la salute pubblica


10 risposte a “La verità su quanto accaduto al Rifugio Cuori Liberi”

  1. […] mai non sono state applicate le misure di biosicurezza per prevenire il focolaio, ne parliamo in questo articolo), rispondiamo alle loro perplessità e a quella dei loro sostenitori, ovvero come mai sia stata […]

  2. […] gestori del rifugio Cuori Liberi, né dalla Rete dei Santuari Animali Liberi. Nel nostro articolo La verità su quanto accaduto al rifugio Cuori Liberi emerge la mancanza dell’applicazione delle norme di biosicurezza per prevenire […]

  3. […] che i suini fossero effettivamente stati colpiti dalla PSA, 31 suini su 40 erano già morti (link con tutta la […]

  4. […] l’ingresso (e poi l’uscita) del virus nel rifugio. Ne parliamo approfonditamente qui. La narrazione non è equilibrata neppure perchè Innocenzi da un lato lascia intendere che gli […]

  5. […] La situazione PSA in Lombardia, citata nel post di Greenpeace (che si dimentica dell’importante risultato ottenuto a seguito degli abbattimenti effettuati), è sicuramente molto seria, ma è pretestuoso addurla a motivo della richiesta di “fermare” gli allevamenti intensivi. A conferma di questo, si guardi a quanto successo in questi anni in Sardegna, dove gli allevamenti intensivi sono molto pochi, ma si è riusciti finalmente a contrastare efficacemente la PSA a seguito degli abbattimenti di maiali tenuti allo stato brado, che vivevano a contatto con i cinghiali. Decisione antipatica ma necessaria. Scienziati ed esperti di tutto il mondo sono alla ricerca di un vaccino, che possa aiutare a sconfiggere questa malattia senza ricorrere a misure draconiane come gli abbattimenti di migliaia di capi; ma i risultati finora ottenuti sono stati, ahimè, ben inferiori alle aspettative. Si sta lavorando intensamente ma nessuno può dire quanto tempo sarà ancora necessario per poter disporre di un tale strumento, che potrebbe essere utilizzato con successo anche nei cinghiali (ci sono valide esperienze di controllo ed eradicazione di malattie della fauna selvatica, grazie ai vaccini).  Visto che ancora non disponiamo di un vaccino contro la PSA, ipotizziamo di fermare gli allevamenti intensivi, come proposto da Greenpeace: la PSA continuerebbe diffondersi nei nostri cinghiali, negli allevamenti non intensivi (o biologici) e nei santuari, come è successo a quello di Cuori Liberi. […]

  6. […] che l’unica ricostruzione completa e accurata di questi eventi è stata pubblicata solo sul vostro sito. È ancora presto per valutare l’adeguatezza della gestione dei focolai attuali in Piemonte e […]

  7. […] excursus retrospettivo, ritornando all’anno scorso, a quel sinistro evento che flagellò il santuario “Cuori Liberi” e l’ATS di Pavia, quando gli stessi droni solcavano gli stessi cieli.All’epoca, […]

  8. […] ricorso con le stesse motivazioni già esposte su questo sito, si veda l’articolo seguente (link).Di questo non possiamo che essere molto soddisfatti. Manifestiamo ulteriormente la nostra […]

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