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Nell’attesa della risposta alle nostre domande da parte dei responsabili del Santuario Cuori Liberi (in particolare vorremmo sapere come mai non sono stati commemorati nelle loro manifestazioni e proteste i loro 31 suini morti di Peste Suina Africana, e come mai non sono state applicate le misure di biosicurezza per prevenire il focolaio, ne parliamo in questo articolo), rispondiamo alle loro perplessità e a quella dei loro sostenitori, ovvero come mai sia stata autorizzata la movimentazione dei suini a Pavia.
La situazione epidemiologica è stabile
Le movimentazioni di suini stanno ricominciando in quanto è passato quasi un mese dall’ultimo focolaio nei suini domestici (definiti dalle norme come “suini detenuti” negli “stabilimenti”). Mese durante il quale sono state riviste e rafforzate le misure di biosicurezza negli allevamenti di Pavia ancora attivi; e dove sono state rafforzate le misure di sorveglianza per PSA, con esito costantemente favorevole.
Questo signfica che oggi la situazione epidemiologica della malattia in provincia di Pavia è sicuramente più favorevole di un mese fa, anche se il riscontro di cinghiali positivi al virus nel Parco del Ticino, è causa di preoccupazione (i primi cinghiali positivi sono stati trovati a 6 km dal Rifugio Cuori Liberi). È ben noto che la contaminazione virale dell’ambiente è un importantissimo fattore di diffusione della malattia tra i cinghiali e che il Rifugio Cuori Liberi non applicava adeguatamente le misure di biosicurezza, ne parliamo sempre in questo articolo.
La necessità di movimentare i suini: una questione economica e di welfare animale
La necessità di movimentare i suini domestici verso altri allevamenti o verso il macello avviene per due motivi, per motivi commerciali ( gli allevatori vivono della loro attività, che comporta anche il commercio dei loro animali verso altri allevamenti o verso il macello durante o alla fine del loro ciclo produttivo); ma anche per motivi di benessere animale, per circa due mesi in provincia di Pavia la movimentazione dei suini è stata vietata, i suini crescono rapidamente, e gli spazi a loro disposizione sono diventati insufficienti per il loro benessere.
Per quel che riguarda gli animali da spostare da allevamento ad allevamento, da qualche giorno si stanno movimentando, solo all’interno della Provincia di Pavia, unicamente i suinetti allevati nei cosiddetti siti 1 (ovvero i fornitori, che allevano suini nella fase che va dalla gestazione della scrofa allo svezzamento del suinetto, verso i 7 kg di peso). Quindi, essenzialmente fino adesso è stato autorizzato solo lo spostamento di questi suinetti da ingrassare verso allevamenti in cui sono disponibili idonei capannoni, che sono precedentemente vuoti. A partire da oggi 25 ottobre saranno anche resi possibili movimenti di suini che hanno terminato il loro ciclo di ingrasso verso il macello.
La movimentazione è strattamente regolamentata
Ma sia i movimenti da allevamento ad allevamento che quelli da allevamento al macello devono necessariamente essere svolti sotto stretto controllo veterinario, ed esclusivamente da allevamenti in regola con le misure di biosicurezza; e la Regione Lombardia ha emanato norme molto stringenti per ridurre al minimo i rischi sanitari derivanti da questi spostamenti anche in relazione al trasporto di questi suini.
In allegato poniamo le disposizioni della Regione, molto dettagliate, che devono essere rispettate dagli allevatori (che secondo le norme sono “operatori”, così come chi “deteneva” i suini all’interno del Santuario Cuori Liberi, ma che le norme non ha rispettato). Tali disposizioni rendono possibili alcuni movimenti dei suini solo se certe condizioni sono garantite; inoltre, potrebbero essere riviste in ogni momento a seconda della evoluzione della situazione.
In sintesi: su questo sito stiamo dando informazioni precise e puntuali su cosa si sta facendo in provincia di Pavia per contenere e possibilmente eradicare la PSA, spiegandone le motivazioni. Invece, chi è ripetutamente sceso in piazza per manifestare contro le misure che si sono intraprese, chi si è opposto con la forza a tali misure, chi ha insultato e minacciato i nostri colleghi che hanno messo in atto le disposizioni ricevute per controllare la malattia, è piombato in un pressochè assoluto mutismo. Attendiamo pazientemente non le loro urla o le loro domande provocatorie (alle quali continueremo comunque a dare le nostre risposte) ma i loro argomenti, così – questo è quello che noi auspichiamo – ci potremo confrontare civilmente.
Allegati:


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