Mentre i droni animalisti volano sopra l’ATS veterinaria di Pavia

In un momento come questo, difficile e provante, l’Italia si trova stretta in una morsa invisibile, che si abbatte con crudele ferocia sul settore agroalimentare: la Peste Suina Africana. Questa malattia virale si diffonde con una velocità allarmante tra i suini domestici e i cinghiali, manifestandosi con sintomi di una ferocia paragonabile a quelli dell’ebola: febbre alta, respiro affannoso, inappetenza, vomito, diarrea sanguinolenta, emorragie interne ed esterne, e alla fine, la morte.

In una sequenza quasi biblica di eventi, nel giro degli ultimi giorni i focolai emergono uno dopo l’altro, da Milano a Piacenza, da Novara a Pavia. Gli allevamenti colpiti ora si trovano sotto la scure delle misure più severe, l’abbattimento: quel triste rimedio a cui si ricorre quando ogni altra strada non è più praticabile.
La scienza si trova ancora disarmata di fronte a questo virus, lasciandoci solamente le armi della profilassi, tentativi disperati di arginare una catastrofe che minaccia di divorare non solo i corpi degli animali, ma anche l’anima di un settore vitale che sostiene l’economia del nostro Paese, generando annualmente venti miliardi di euro e impiegando quarantamila persone, ora sospese in un limbo di incertezza e disperazione.

Nel mentre, i droni manovrati dagli attivisti per i diritti degli animali si librano sopra le teste degli uomini della ASL di Pavia. Gli attivisti guardano, valutano, giudicano, scegliendo con scrupolo quali immagini mostrare e quali nascondere, determinando chi sarà eletto a divulgare la loro verità. Forse toccherà a Giulia Innocenzi rivelare queste visioni nel corso di una puntata di Report, o nel suo prossimo film o libro di denuncia contro le pratiche dell’industria agroalimentare, o forse sarà la Lega Antivivisezione a farsi portavoce di un manifesto contro tali misure draconiane.
Frattanto, il disastro si dipana con proporzioni bibliche, e nella confusione, il pubblico, disorientato e dubbioso, non afferra le ragioni di misure così drastiche e le critiche sorgono spontanee come erbacce in un campo abbandonato.

L’abbattimento dei suini infetti si impone come un’amara necessità, inevitabile, l’ultima risorsa dopo il fallimento di ogni altra strategia possibile, una sorta di “amputazione” atta a salvaguardare il resto del corpo nazionale dal dilagare di un contagio senza cura. Tuttavia, sotto la pressione adeguata dei media, con l’eventuale appoggio di qualche magistrato o politico sensibile alla causa animalista, si potrebbe forse un giorno vedere preclusa anche questa dolorosa via?

Per disvelare il nodo di questa intricata questione, occorre compiere un excursus retrospettivo, ritornando all’anno scorso, a quel sinistro evento che flagellò il santuario “Cuori Liberi” e l’ATS di Pavia, quando gli stessi droni solcavano gli stessi cieli.

All’epoca, gli attivisti posero l’accento su una presunta ingiustizia perpetrata dall’ATS di Pavia, che avrebbe soppresso dieci suini ritenuti sani. I nomi di questi animali, elevati a simboli di un conflitto che infiammava i media, evocavano emozioni intense, riempendo le piazze e macchiando i volti di lacrime e soprattutto rancore contro i veterinari, in particolar modo contro l’unica veterinaria donna degli otto che avevano partecipato alle misure di abbattimento. I nomi degli animali, martiri involontari, Crosta, Freedom, Crusca, Pumba, Dorothy, Mercoledì, Bartolomeo, Ursula, Carolina e Spino, furono incisi nelle cronache di quella lotta, segnando un’epoca di turbolenza e di passioni ardenti.

Tuttavia, la realtà dipingeva un quadro diverso, un quadro più oscuro e indubbiamente più doloroso. Tutti questi suini erano infetti. La Peste Suina Africana, aveva già mietuto trentasei vittime all’interno dello stesso santuario, un dettaglio omesso dagli attivisti. Un silenzio che potrebbe sembrare complice, quasi come se il dolore di quelle creature non meritasse di essere rivelato. Forse, nel loro cuore, gli attivisti temevano un fraintendimento siccome il loro amore per gli animali era sincero e profondo.
Si omettevano quindi anche le immagini di quei suini che venivano dichiarati sani, che invece mostravano evidenti segni della malattia; Dorothy, una suina nera di quattordici anni, e Mercoledì, un suino grigio di tre anni, si trovavano addirittura in uno stato agonico. Tuttavia, i NAS avevano accuratamente documentato la condizione di questi animali, depositando le prove presso la Procura, dove rimasero confinate nei documenti giudiziari, lontane dagli occhi del pubblico. Si venne poi a scoprire che anche il numero dei suini soppressi era inaccurato come proclamato dai megafoni delle proteste: non dieci, ma nove, perché Freedom, il cui nome ironicamente portava la promessa di speranza, era già spirato nella notte, con una schiuma rossa stillante dalla bocca.

Nel caos di queste circostanze, la voce dei veterinari rimaneva sovente sommersa o tacitamente esclusa, con i ritardi nelle risposte e nelle ricostruzioni degli eventi che si perdevano, come capita spesso, nei meandri inutili della burocrazia. I veterinari coinvolti, nostri sfortunati colleghi, mantenevano un profilo basso, un comportamento che sembra essere prescritto dalle stesse istituzioni, un impegno silenzioso a sopportare, a persistere, a chiedere il permesso prima di potersi difendere.
In questo contesto, come potrebbe il pubblico discernere tra una realtà filtrata e una vera? E come può essere garantita una rappresentazione autentica e non manipolata degli animali e delle loro condizioni? Perché gli attivisti non hanno pubblicato i video integrali? Perché non mi è stato concesso di pubblicare le immagini catturate dai NAS?

La natura delle immagini è duplice: sono finestre sul mondo, ma anche schermi che ne filtrano la visione. Prendiamo, per esempio, il modo in cui le organizzazioni di attivisti per i diritti degli animali utilizzano le immagini. Lo loro scopo è di suscitare shock e compassione attraverso la rappresentazione di casi di maltrattamento o di abuso, reale o percepito. L’attivista, guidato da impulsi viscerali, tende a gravitare proprio verso quelle rappresentazioni che risuonano immediatamente con il proprio ethos.
La selezione diventa dunque un atto identitario, una ricerca di se stesso e del proprio scopo nel mondo visibile che egli desidera mostrare. Tuttavia, in questo processo di selezione si annida un pericolo: l’eccezione o l’incidente isolato è spesso presentato come se fosse la regola, e la realtà viene filtrata attraverso le lenti colorate dell’attivismo, cedendo agli schemi prefissati di tale narrativa.


Prendiamo in esame il caso di Pumba: nel video diffuso dagli attivisti, il suino viene descritto come sano e allegro, dato che scodinzolava. È noto, tuttavia, che mentre nel cane lo scodinzolare può indicare frequentemente eccitazione, nei suini tale gesto può essere più spesso interpretato come segno di nervosismo.
Il veterinario si trova immerso in un contesto dove la sua conoscenza approfondita e l’esperienza acquisita in una vasta gamma di condizioni animali gli permettono di adottare una visione più olistica. Con una sensibilità affinata al contesto completo in cui si muove, il veterinario intuisce che la realtà degli animali è multifacetata. Pumba, come riferito dal veterinario suiatra che lo ha conosciuto prima che si ammalasse, era un suino vivace e estremamente territoriale, protettivo verso le due femmine con cui conviveva, Dorothy e un’altra deceduta a causa di un virus. Nel video diffuso il 20 settembre 2023, Pumba non manifestava il suo consueto comportamento territoriale o protettivo, ma sembrava piuttosto indebolito, un dettaglio che solleva interrogativi sulla sua effettiva condizione di salute al momento delle riprese.

Un professionista, equipaggiato di conoscenza e cultura, può approcciarsi alle immagini con uno sguardo scrutatore e pedagogico, elevando l’atto del far vedere a quello del far comprendere, offendo una rappresentazione equilibrata e completa della realtà animale. Ogni immagine diventerebbe quindi l’incipit di un discorso più ampio, che educa lo spettatore a scrutare oltre l’evidente, a interrogare e interloquire con ciò che vede, facendosi aiutare dai dati scientifici piuttosto che dai “filtrini colorati” dell’attivismo.

La discrepanza tra le immagini veicolate dagli attivisti e le spiegazioni finora esigue fornite dai veterinari non fa altro che inasprire percezioni dualistiche di buoni vs cattivi, complicando l’intelligibilità pubblica di queste dinamiche. Tale distorsione non si manifesta come un episodio isolato, bensì come il segno distintivo della nostra cultura permeata da narrazioni binarie, piuttosto che il laborioso esercizio dell’analisi. Questo fenomeno si insinua persino all’interno della stessa comunità veterinaria, esemplificato da situazioni in cui veterinari specializzati in cani e gatti si sono espressi contro i loro colleghi che si occupano invece di salute pubblica, mediante lettere e comunicati che talvolta rasentano l’arbitrarietà scientifica.
È dunque essenziale che i professionisti dei rispettivi ambiti in esame si impegnino attivamente nella comunicazione e soprattutto che le Istituzioni sostengano attivamente tale impegno, registrando tutto, laddove possibile, non solo per restaurare un equilibrio nella percezione collettiva, ma anche per garantire una rappresentazione accurata e dettagliata della loro professione e delle complesse sfide che questa comporta.

Esibire la realtà nella sua intricata complessità, inclusi quei contesti in cui la scienza e la conoscenza vengono messe alla prova da condizioni estreme, potrebbe gettare luce sulla necessità di interventi radicali, sempre motivati dall’intento di mitigare la sofferenza, tanto animale quanto umana.


One response to “Mentre i droni animalisti volano sopra l’ATS veterinaria di Pavia”

  1. […] la Salute. (2023, 3 agosto). Mentre i droni animalisti volano sopra l’ATS veterinaria di Pavia. (link)Veterinari Uniti per la Salute. (2023, 8 ottobre). Perché le richieste dei Santuari di considerare […]

Rispondi

Scopri di più da Veterinari uniti per la salute

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere