Disastro Annunciato: La Peste Suina Africana e il Fallimento delle Misure Italiane

La Peste Suina Africana (PSA) è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce sia i suini domestici che i cinghiali. È devastante per gli allevamenti, causando grave sofferenza agli animali infetti, che possono manifestare febbre alta, perdita di appetito, debolezza, difficoltà respiratorie, vomito, diarrea (spesso sanguinolenta) ed emorragie interne ed esterne. La malattia porta alla morte in molti casi, spesso entro una settimana dall’infezione. La PSA compromette un settore agroalimentare fondamentale per l’Italia, che genera complessivamente 20 miliardi di euro e impiega circa 40.000 addetti.

Dopo l’articolo pubblicato su questo sito solo qualche giorno fa sulla PSA, relativo al report degli esperti europei che hanno visitato Lombardia ed Emilia agli inizi di luglio, sono successi due eventi molto importanti nel giro di pochissimi giorni:
Il Commissario Caputo ha rassegnato le dimissioni, e contemporaneamente sono emersi nuovi focolai di Peste Suina Africana (PSA) nei suini domestici in Piemonte e Lombardia. Secondo le prime informazioni disponibili, questi focolai stanno portando in queste ore all’abbattimento di circa 20mila capi, confermando la gravità di una situazione che è stata ripetutamente denunciata su questo sito già da molti mesi.

Abbiamo chiesto al nostro collega veterinario, esperto della materia, Alberto Laddomada, una sua valutazione su quanto sta succedendo.

Cosa può dirci in merito al recente rapporto degli esperti europei sulla situazione italiana della PSA, che abbiamo analizzato recentemente su questo sito?

La panoramica fornita dagli esperti sulla situazione attuale è decisamente chiara e estremamente allarmante. Già tre anni fa, prima che la PSA arrivasse nella penisola, avevo esposto le mie preoccupazioni riguardo la mancanza di preparazione in Italia per affrontare tale problema. Ora, devo riconoscere che la realtà ha superato anche le mie peggiori aspettative. Sarà estremamente complicato invertire questa tendenza: il continuo peggioramento della situazione epidemiologica si osserva dalla conferma del virus nella penisola nel gennaio 2022.

Cosa ne pensa delle recenti dimissioni del dr. Vincenzo Caputo, precedentemente direttore dell’Istituto Zooprofilattico di Perugia e nominato all’inizio del 2023 come Commissario Straordinario incaricato delle operazioni di eradicazione della PSA in Italia?

Quando il Commissario Caputo assunse il suo incarico, la PSA era limitata a tre regioni e annunciò che l’obiettivo era l’eradicazione del virus entro tre anni. Tuttavia, si è dimesso dopo un anno e mezzo. Durante questi 18 mesi la situazione è decisamente peggiorata, con l’espansione del virus a otto regioni, inclusa la recente comparsa in Toscana. Contestualmente alle sue dimissioni, si sono verificati in questi ultimi giorni nuovi focolai di PSA nei suini domestici in Lombardia e Piemonte, segno che la situazione continua irrimediabilmente a deteriorarsi. Un recente rapporto dell’UE ha messo in luce l’inefficacia delle misure adottate e la mancanza di una strategia concreta contro la malattia. Nonostante questi chiari segnali, le dichiarazioni rilasciate da Caputo al momento delle sue dimissioni sono state per certi aspetti trionfalistiche. Non penso che ci sia altro da aggiungere.

Cosa può dirci riguardo agli ultimi focolai di PSA nei suini domestici? Come ritiene siano stati gestiti?

La comparsa di questi nuovi focolai non mi stupisce affatto. Già l’anno scorso, in una mia intervista pubblicata sul vostro sito, avevo evidenziato come l’estate rappresentasse un periodo di alto rischio per i suini domestici. Purtroppo, è probabile che nelle prossime settimane emergano nuovi focolai negli allevamenti. Ci auguriamo di non assistere nuovamente a episodi spiacevoli come quelli del 2023, quando i veterinari dell’ASL di Pavia furono insultati e minacciati mentre applicavano le misure necessarie per contenere la PSA, secondo quanto stabilito dalle normative. Inoltre, la copertura mediatica di questi eventi è stata spesso parziale, e le associazioni veterinarie sono intervenute con ritardo nel difendere i propri colleghi. È importante sottolineare che l’unica ricostruzione completa e accurata di questi eventi è stata pubblicata solo sul vostro sito. È ancora presto per valutare l’adeguatezza della gestione dei focolai attuali in Piemonte e Lombardia. Tuttavia, ho notato una significativa mancanza di comunicazione da parte della regione Piemonte, che almeno fino alle 10 di stamane, non aveva ancora dato informazioni pubbliche ufficiali neanche della conferma da parte di Perugia del focolaio di Trecate, avvenuta venerdì scorso. Le informazioni disponibili in proposito sono solo quelle fornite dai media, che non è detto che siano del tutto esatte.
La gestione efficace di una crisi richiede trasparenza e prontezza nella comunicazione delle informazioni da parte di chi sta gestendo la crisi. È importante evitare ritardi e soprattutto evitare di minimizzare o nascondere i dettagli relativi alla gravità della situazione, poiché questo può complicare ulteriormente la sua risoluzione.

Cosa pensa della situazione della PSA in Italia? Cosa ci dobbiamo aspettare in futuro?

La PSA sta mostrando scenari epidemiologici variabili tra i cinghiali del nord-ovest, Lazio, Calabria e Campania. L’area più critica è il nord-ovest, dove l’eradicazione della malattia non sembra possibile nei prossimi 4-5 anni. Se non si adottano misure correttive immediate, la diffusione della malattia potrebbe estendersi alla maggior parte della Toscana e, successivamente, verso Umbria e Marche. Non è escluso che il virus possa raggiungere altre regioni italiane. L’incremento della circolazione del virus tra i cinghiali aumenta il rischio di trasmissione ai suini domestici, come sta avvenendo attualmente nelle province di Novara, Milano e Pavia, con circa 20.000 capi coinvolti fino ad ora. Purtroppo non è possibile escludere che in futuro si possa persino verificare una gravissima epidemia che colpisca i grandi allevamenti della Pianura Padana centrale, specialmente nelle aree di Brescia, Mantova e Cremona. E mentre si lavorerà, auspicabilmente con maggiore successo, per contenere ed eradicare la malattia dai cinghiali, si dovrà imparare a convivere con questa spada di Damocle.  

Quindi, non c’è speranza?

Dopo le dimissioni di Caputo, è fondamentale che le autorità a livello centrale e regionale, insieme ai veterinari pubblici e privati e agli operatori del settore suinicolo, riflettano approfonditamente sulle azioni future senza sottovalutare l’entità del problema. È cruciale dimostrare di aver appreso dalla situazione attuale: il percorso verso l’eradicazione della PSA sarà impegnativo e richiederà tempo. È fondamentale che le autorità politiche ripongano la loro fiducia negli esperti per contrastare efficacemente questa crisi. Una collaborazione sincera e trasparente sarà decisiva per prevenire ulteriori disastri.

La sua raccomandazione principale per venire a capo della PSA?

Studiare molto meglio, sul territorio, cosa sta realmente succedendo, innanzitutto rafforzando la sorveglianza. Perché in certi territori la malattia si diffonde tra i cinghiali più rapidamente che in altri? Come mai si osserva un picco epidemico in inverno-primavera tra i cinghiali ed invece un picco estivo nei domestici? Come e perché entra il virus negli allevamenti? È un caso che i focolai negli allevamenti nel nord Italia siano tutti avvenuti, con un’unica eccezione, in territori con un’elevata presenza di risaie? Gli insetti sono per caso coinvolti nella trasmissione del virus? [ne abbiamo parlato qui, e il dr. Laddomada ne ha anche parlato in questa conferenza, n.d.R]. Queste sono solo alcune delle domande da porsi, bisogna identificare molto meglio quali sono i fattori di rischio associati alla PSA e sulla base di questi continuare a sviluppare una strategia tesa al suo contenimento ed eradicazione, sia nei cinghiali che nei domestici.
La struttura commissariale e le Regioni – così come denunciato dagli esperti UE – non hanno garantito il coordinamento e la sinergia dei diversi attori responsabili delle misure di prevenzione e controllo sul campo. Coordinamento e sinergia che invece sono stati garantiti in Sardegna dall’unita di progetto messa in piedi dalla giunta Pigliaru, che in 4 anni, tra il 2015 e il 2019, ha azzerato la presenza del virus nell’isola, dove era presente fin dal 1978 [il dr. Laddomada ne ha parlato approfonditamente in questa conferenza n.d.R].


Qual è stata la ricetta che ha portato alla eradicazione della malattia in Sardegna, anche se in tanti dicevano che raggiungere tale risultato sarebbe stato impossibile?

Un gruppo straordinariamente motivato ed affiatato di esperti e di tecnici validissimi, messo in piedi e supportato da autorità politiche illuminate. Ciò che si è rivelato efficace è stato l’evitare di cercare soluzioni semplicistiche a problemi complessi. Questo approccio, pur non essendo facile da replicare, ha dimostrato il suo valore. Per chi desidera approfondire questa tematica, consiglio la lettura di due articoli specifici, uno pubblicato nel 2020 e l’altro nel 2023.

Lei sarebbe disposto a tornare in campo e affrontare nuovamente la sfida della PSA?

Da diversi anni, mi dedico con impegno ad attività di formazione, divulgazione e consulenza sia a livello nazionale che internazionale e non mi sono mai sottratto alle richieste di collaborazione.

ULTIME NOTIZIE aggiornato 29/07/2024 alle 18:00 – nella serata di lunedì 29 luglio nei quattro allevamenti sede di focolaio nelle province di Milano (Besate), Novara (Trecate) e Pavia (Mortara e Gambolo’) erano presenti oltre 22mila capi che sono in queste ore soggetti a misure di abbattimento.

aggiornato 30/07/2024 alle ore 17:00 – il numero dei focolai di PSA sale a 6 – gli ultimi due segnalati a Vernate (Milano) e in una scrofaia nel Comune di Ponte Dell’Olio (Piacenza) Dalle prime informazioni sembrerebbe che dall’azienda siano stati inviati suini da ingrasso in Provincia di Brescia, Bologna e Cuneo. Ci si avvicina alla zona Cremona, Mantova, Brescia . Con quella densità di allevamenti sarebbe il disastro completo.


2 responses to “Disastro Annunciato: La Peste Suina Africana e il Fallimento delle Misure Italiane”

  1. […] Su Veterinari uniti per la salute un articolo sulla Peste suina africana. […]

  2. […] che potrebbero smentire l’ “ipotesi insetti”, da lui avanzata in alcuni recenti articoli pubblicati sui questo sito. Ecco cosa ci ha […]

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