Identificato l’ “allevamento zero” della Peste suina africana in Lombardia

L’ “allevamento zero”, cioè l’allevamento suinicolo in cui si è verificato il primo focolaio di PSA in Lombardia nel contesto della grave epidemia scoppiata alcune settimane fa, è stato identificato. La notizia è stata data ad un recentissimo convegno tenuto a Orzinuovi. Dopo accurate indagini condotte da Regione Lombardia e dai NAS, è emerso che 8 allevamenti sono stati contagiati dal virus a seguito di questo primo focolaio in provincia di Milano. L’omessa denuncia della presenza della malattia nell’ “allevamento zero”, ed una grave carenza di biosicurezza negli allevamenti coinvolti sono stati – cosi riporta il dr. Chiari di Regione Lombardia – la causa di questo “cluster” di focolai.

Abbiamo chiesto al nostro esperto dr. Alberto Laddomada cosa pensi di questi riscontri, che potrebbero smentire l’ “ipotesi insetti”, da lui avanzata in alcuni recenti articoli pubblicati sui questo sito. Ecco cosa ci ha risposto.

“A partire dal mese di luglio scorso a oggi si sono verificati 24 focolai di PSA in Pianura Padana, in altrettanti allevamenti della Lombardia (18 focolai), Piemonte (5) ed Emilia Romagna (1). In totale sono stati abbattuti o sono in corso di abbattimento circa 75mila capi. Una situazione molto grave, e quanto riportato al convegno di Orzinuovi è sicuramente molto utile perché fa capire quanto danno può causare un singolo allevatore che (così è stato riferito) si comporti in modo irresponsabile, nascondendo la malattia, e così contravvenendo alla normativa che impone la denuncia al servizio veterinario di casi di mortalità anomale nel proprio allevamento. Come conseguenza di questo comportamento irresponsabile, un terzo dei focolai finora verificatisi quest’estate sono stati probabilmente originati da questo “allevamento zero”, con la carenza di biosicurezza che ha fatto il resto. D’altronde qualcosa di simile era successo anche l’anno scorso, in provincia di Pavia, con la conseguenza che in quelle circostanze si arrivò perfino a inviare al macello alcune partire di suini infetti, le cui carni finirono addirittura fino in Sardegna e causarono un focolaio di PSA che fu per fortuna rapidamente eradicato”.

Nel suo ultimo articolo pubblicato sul nostro sito, lei ha avanzato l’ipotesi che gli insetti possano avere giocato un ruolo nella attuale epidemia. Invece ora la causa della catena di contagi è (secondo il dr. Chiari) stata identificata: sono stati l’allevatore (e forse anche il suo veterinario) a diffondere la PSA. E’ la dimostrazione che la sua “ipotesi insetti” è infondata?

“E’ stata identificata l’origine di 8 dei 24 focolai che si sono verificati fino ad oggi; per questi 8 focolai si può con ogni probabilità escludere l’ipotesi che siano stati causi da insetti (mosche, zanzare, etc.), che potrebbero veicolare meccanicamente il virus all’interno dell’allevamento, dopo essersi contaminati su un cinghiale infetto o sulla sua carcassa. Resta però ancora non identificata l’origine di 16 focolai, incluso – per quanto è dato sapere – lo stesso “allevamento zero”. Al momento, pertanto, non mi sembra che sia possibile escludere che gli insetti abbiano giocato un ruolo in almeno alcuni di questi 16 focolai e forse neanche nell’ “allevamento zero”. Peraltro, non è e non sarà possibile confermare un ruolo degli insetti, se non si studia più approfonditamente questa ipotesi. Si deve considerare, infatti, che a oggi nessuno è ancora in grado di rispondere alla domanda sulle origini del marcato picco estivo di focolai nei suini domestici descritto in numerosi Paesi europei dall’EFSA; picco estivo che per il secondo anno consecutivo si sta verificando anche in Pianura Padana . Inoltre, ci sono già alcuni studi che depongono a favore dell’ ” ipotesi insetti”. Ma finora una decisione relativa ad ulteriori studi nel nostro paese non è stata presa. Fintanto che non si sarà in grado di rispondere al perché del picco estivo, sarà impossibile prendere adeguate contromisure per evitare ulteriori epidemie estive in futuro.”


3 responses to “Identificato l’ “allevamento zero” della Peste suina africana in Lombardia”

  1. Avatar Antonio Broso
    Antonio Broso

    Buonasera sono sempre più convinto che i colleghi veterinari ASL che giornalmente giravano allevamenti per fare prelievi per la sorveglianza sono gli unici che possono portare sugli animali il virus….sardegna docet.

    1. Avatar albertolad
      albertolad

      La sua è un’affermazione tanto grave (soprattutto se lei è un collega veterinario!) quanto poco credibile, anche per via di quell’ultimo commento “Sardegna docet”: quale evidenza lei può portare per provare che in Sardegna la malattia sia stata fatta circolare dai veterinari ASL? Lei sa che in Sardegna il vero serbatoio del virus PSA erano i suini allevati allo stato brado in uno stato di illegalità e che pertanto non venivano sottoposti ad alcun controllo veterinario? E che pertanto non potevano certo essere i veterinari a determinare il contagio di quegli animali? In ogni caso se è convinto delle sue affermazioni può anche denunciare il fatto all’autorità giudiziaria; portando le prove, naturalmente.
      Alberto Laddomada

  2. Avatar MARCO TAMBA
    MARCO TAMBA

    Buongiorno, in effetti il “fattore umano” è molto importante per la diffusione a distanza del virus PSA tra gli allevamenti di suini. In teoria però tra tutte le persone che entrano giornalmente in allevamento (allevatori, veterinari, operai, autotrasportatori, mediatori, manutentori, compratori, derattizzatori, idraulici, elettricisti, installatori di pannelli solari, ecc.) i veterinari sono gli unici che conoscono e applicano le pratiche igieniche e di biosicurezza per lasciare il virus fuori. Gli altri sono troppo impegnati a svolgere bene il loro lavoro.

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