La Peste suina africana (PSA) – una malattia virale altamente contagiosa con elevati tassi di mortalità che colpisce i Suidi – continua ad essere un grave problema per il nostro paese, nonostante il Commissario Straordinario alla PSA, dr. Vincenzo Caputo, a febbraio di quest’anno, avesse manifestato un forte ottimismo.
Nella foto, il Commissario Caputo a febbraio 2023
Quando gli fu affidato l’incarico di Commissario Straordinario alla Peste suina africana, nel febbraio di quest’anno, il dr. Vincenzo Caputo fu chiarissimo e promise di impegnarsi a eradicare la PSA in tre anni. Davanti ad una simile affermazione almeno alcuni storsero il naso, consapevoli della già difficile situazione presente in Italia nel 2022 e delle grandi difficoltà che tanti paesi europei avevano già incontrato da molti anni a questa parte nel controllo della PSA, in particolare nei cinghiali ma anche nei suini domestici. A quasi un anno di distanza dalle ottimistiche dichiarazioni del Commissario,
Abbiamo di nuovo deciso di intervistare il dr. Alberto Laddomada, veterinario che ha lavorato per molti anni per la sanità pubblica in Sardegna ed a livello europeo, e con grande esperienza di peste suina africana. In particolare dal 2015 al 2020 ha guidato con grande successo, quale responsabile scientifico, il programma di eradicazione della PSA dalla Sardegna, dove il virus (genotipo I) era endemico da circa quarant’anni e sembrava a molti impossibile da eradicare .
In estrema sintesi, il dr. Laddomada – al contrario del dr. Caputo – è molto pessimista; e ci viene difficile dargli torto vista l’analisi della situazione che ci ha inviato e che riportiamo qui di seguito.
All’inizio del 2023 la PSA – causata dal virus di genotipo II, presente in numerosi paesi europei ed in Asia – era presente nei cinghiali in tre regioni italiane: Piemonte, Liguria e Lazio. Mentre nel Lazio si era riusciti a circoscrivere il problema solo in una parte dell’area urbana di Roma e la sua eradicazione sembrava possibile, nelle colline e nelle montagne dell’Appennino, tra Piemonte e Liguria, la situazione appariva già difficile e tale da non poter essere ottimisti su una sua eradicazione nel giro di pochi anni, anche perché la presenza del virus era stata identificata con forte ritardo. In ogni caso, nel corso del 2022 si era riusciti a prevenire che la malattia si diffondesse ai suini domestici, con l’unica eccezione di un piccolo focolaio in un allevamento familiare alla periferia di Roma. Nel corso del 2023, tuttavia, la situazione della PSA è fortemente peggiorata, sia nei cinghiali (ad oggi oltre 943 focolai di PSA nel 2023, a fronte di circa 278 nel 2022, cioè un aumento superiore al 300%) che nei suini domestici (16 focolai nel 2023 a fronte di 1 nel 2022, nel Lazio). A Roma, dopo un’apparente scomparsa, la malattia si è ripresentata nei cinghiali dove appare ormai essersi endemizzata. Dal Piemonte e dalla Liguria, il virus si è diffuso alla Lombardia e all’Emilia-Romagna. In Lombardia si è verificato il primo “cluster” di infezione nei suini domestici, con 9 focolai in Provincia di Pavia e oltre 40 mila suini abbattuti nelle Province Pavia e Mantova (in quest’ultimo caso si è trattato dell’abbattimento preventivo di suini in un allevamento ad alto rischio di infezione). Inoltre, nelle ultime settimane il virus si sta pericolosamente diffondendo nei cinghiali a nord del Po, nel parco del Ticino, non lontano da Milano. Il rischio per le province lombarde con la maggiore densità di allevamenti suini in Italia (Brescia, Mantova, Cremona) è evidente. La scorsa primavera la PSA si è presentata anche nei cinghiali anche in Campania e in Calabria (dove si sono anche verificati 6 focolai nei suini domestici); ed in entrambe queste regioni non vi è alcuna indicazione di un suo efficace contenimento. Il virus di genotipo II ha fatto recentemente la sua comparsa perfino in Sardegna. In questa regione è ormai chiarissimo che il virus della PSA di genotipo I, endemico per decenni fino al 2019, è stato eradicato (la Commissione Europea ha già riconosciuto l’avvenuta eradicazione dei cinghiali). Ma nel settembre 2023 si è verificata una introduzione della PSA di genotipo II dalla penisola, tramite carni infette provenienti dalla penisola, che ha causato un focolaio in un allevamento di tipo familiare.
Insomma, ad oggi nel nostro paese la PSA – con il virus che nel 2023 si è diffuso in altre cinque regioni oltre alle tre regioni già interessate nel 2022 – sembra essere tutt’altro che sotto controllo. E l’obiettivo dell’eradicazione è sicuramente più lontano rispetto ad un anno fa. Ma c’è un dato particolarmente inquietante che è emerso negli ultimi due mesi, che si desume dalla figura qui sotto.
Questo istogramma mostra il numero dei focolai nei cinghiali in tutta Italia, aggregati settimanalmente, dai primi di gennaio del 2022 ai primi di dicembre del 2023 (Fonte: Bollettino epidemiologico nazionale). NB: i focolai della Sardegna successivamente al 2019 sono stati notificati a seguito di sieropositività riferibili al genotipo I del virus, ma in assenza di qualsiasi riscontro del virus. Nel resto d’Italia, invece, si tratta di positività ai test che hanno evidenziato la presenza del virus di genotipo II, mentre non viene effettuata alcuna ricerca sierologica.
Il numero dei focolai di malattia nei cinghiali causati dal virus della PSA di genotipo II è aumentato vertiginosamente nei mesi di ottobre e novembre 2023 rispetto ai precedenti mesi estivi, ed è di quasi dieci volte (10 volte!!!) superiore allo stesso periodo dello scorso anno (138 focolai contro 15). I dati che settimanalmente pubblica l’Istituto Zooprofilattico di Torino confermano questo aumento vertiginoso della circolazione virale nel nord ovest italiano.
Considerate le conoscenze sull’andamento stagionale della PSA, è facile prevedere che un tale trend in aumento continuerà nei prossimi mesi invernali e porterà ad un forte o fortissimo “picco epidemico” nei cinghiali nella prossima primavera-inizio estate, così come già verificatosi nel 2022 e 2023.
Così come già ripetutamente osservato in altri paesi europei nel corso dell’ultimo decennio, un’ampia diffusione del virus della PSA tra i cinghiali – già in corso in quattro diverse zone della Penisola ed in ulteriore aumento – comporta anche un aumento del rischio di una sua propagazione ai suini domestici, nei quali numerosi focolai potrebbero verificarsi in particolare nel corso della prossima estate.
dr. Alberto Laddomada
Letta e riletta l’impietosa analisi del dr. Laddomada, ci si chiede:
Gli esperti stanno facendo presente a coloro che devono prendere le decisioni che la situazione è molto grave e che potrebbe esitare in un disastro?
Il dr. Caputo rifarebbe oggi la stessa dichiarazione fatta a febbraio di quest’anno confermando l’obiettivo di eradicare la PSA in due anni (non più tre, visto che è già passato quasi un anno)? E visto che sta clamorosamente mancando gli obiettivi che si era dato, non ritiene di dover fare un passo indietro?
Quali azioni il Ministero della salute intende intraprendere per evitare un ulteriore aggravio del problema PSA?
E lasciatemi commentare amaramente questa mia ultima domanda. L’impressione è che purtroppo la maggiore preoccupazione tra coloro che sono responsabili della PSA a Roma sembra essere quella di rispondere positivamente alle istanze di estremisti animalisti, che continuano a pretendere regole speciali per i suini dei loro “santuari” e chiedono normative che potrebbero rappresentare un problema per la salute pubblica, come esponiamo in questo articolo. Le regole speciali messe in atto dal Ministero hanno già causato problemi legati alla difficile tracciabilità dei suini dei rifugi nell’anagrafe zootecnica. La scarsa tracciabilità degli animali può avere gravi ripercussioni non solo per la salute dei suini stessi e per il controllo delle loro malattie infettive, ma anche per la salute umana!
Qui, con la Peste Suina Africana fuori controllo, sono a rischio decine di migliaia di posti di lavoro, in un settore che fattura circa 8,5 miliardi di euro all’anno, connubio export di 1,5 miliardi all’anno, il che potrebbe avere ripercussioni su tutta l’economia italiana. A rischio è anche e soprattutto la salute e il welfare di milioni di animali. Per questo è necessario che il Governo faccia innanzitutto un’analisi critica su quello che non ha funzionato in materia di contrasto alla PSA e vi ponga rimedio. A meno che non si preferisca attendere il disastro,.
Ma finora non c’è nessuna indicazione che – ne’ a livello di esperti, ne’ da parte del Commissario, ne’ da parte del Ministero della Salute – si voglia prendere atto della gravità della situazione. Anzi, si continua nella politica tenuta finora, che a mio avviso sembra quasi quella di minimizzare se non di nascondere la polvere sotto il tappeto.
Per approfondimenti: – il link a tutti i rapporti settimanali dell Izs di Torino sulla situazione PSA nei cinghiali in Piemonte e Liguria (considerate che in queste due Regioni non si è ancora verificato nessun focolaio nei suini domestici). Non c’ è un analogo rapporto sulla situazione in Lombardia ed Emilia Romagna, ma anche lì i dati sono in aumento
5 risposte a “Peste suina africana: mala tempora currunt”
Vittorio Guberti
Gli esperti, se si intende il Gruppo Operativo Esperti definito come dal D.lgs. 136/22 non sono più coinvolti nella gestione dell’infezione ma esclusivamente consultati per la definizione delle aree infette.
[…] Legislazione UE sulla Sanità Animale – ed ex Direttore Generale dell’IZS Sardegna) aveva previsto già a dicembre dello scorso anno che nel 2024 la situazione PSA sarebbe molto peggiorata in Italia, con un forte aumento dei focolai […]
[…] comparsa di questi nuovi focolai non mi stupisce affatto. Già l’anno scorso, in una mia intervista pubblicata sul vostro sito, avevo evidenziato come l’estate rappresentasse un periodo di alto […]
[…] ma anche la disgrazia di non essere mai creduta, ma è proprio così: nell’articolo del dicembre scorso, con largo anticipo e notevole precisione, era stata prevista la situazione difficilissima che si […]
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