PSA: I veri esperti non si limitano a seguire le raccomandazioni, le anticipano 



L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha pubblicato di recente un ampio rapporto scientifico dedicato alla Peste Suina Africana. Il documento analizza i principali fattori di rischio e quelli di prevenzione, offrendo una panoramica sulle misure più efficaci per contenere la malattia. Questo lavoro si basa su un’approfondita revisione della letteratura scientifica e su uno studio caso-controllo specifico, fornendo così una base solida per affrontare il problema.

L’EFSA e la Peste Suina Africana: perché questo rapporto è importante

L’EFSA riveste un ruolo cruciale nella tutela della salute delle piante, degli animali e dei consumatori nell’Unione Europea. La sua importanza non deriva solo dal prestigio istituzionale, ma soprattutto dal rigore scientifico con cui affronta questioni complesse. Quando l’EFSA esprime un parere, lo fa attraverso un’analisi approfondita delle evidenze scientifiche disponibili, avvalendosi di team multidisciplinari composti da esperti di fama internazionale.Iin questo caso il rapporto è stato redatto da un gruppo di undici esperti di diverse nazionalità. Le sue valutazioni non solo guidano le politiche e le normative europee, ma costituiscono anche un punto di riferimento globale per chiunque operi in ambiti legati all’agricoltura, alla sicurezza alimentare e alla gestione ambientale.

La Peste Suina Africana (PSA) rappresenta per l’Italia non una semplice emergenza sanitaria, ma una vera e propria sciagura, capace di colpire il cuore pulsante di uno dei settori più importanti del nostro Paese, ovvero l’agroalimentare. La PSA, inoltre, è una malattia che provoca enormi sofferenze negli animali infetti, con febbre, emorragie interne ed esterne e difficoltà respiratorie ed ha un tasso di mortalità estremamente elevato. Questo virus, spietato nella sua semplicità e devastante nei suoi effetti, non conosce antidoti: non esiste cura e non esiste neppure vaccino. L’unica arma, e purtroppo una delle più difficili da impiegare, è la prevenzione.
Il problema delle misure di profilassi è che sembrano inutili quando funzionano bene, ma la loro importanza diventa evidente quando non vengono applicate. E parlando di prevenzione, abbiamo trovato il nuovo rapporto scientifico degli esperti EFSA particolarmente interessante, in quanto formula precise raccomandazioni su questioni di grande importanza pratica, dalle recinzioni per limitare la diffusione della malattia al possibile utilizzo di vaccini che abbiano un effetto contraccettivo e conseguentemente capaci di ridurre la popolazione dei cinghiali. 

Ma vorremmo soffermarci su una questione cruciale e controversa sulla quale EFSA si è espressa, relativa ai fattori di rischio di introduzione della PSA negli allevamenti suinicoli nel corso dell’estate, e che i dati emersi anche negli ultimi mesi indicano chiaramente essere della massima importanza, almeno nell’Italia del Nord: su 40 focolai verificatisi nei suini domestici nel 2023 e nel 2024 in Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna, 38 sono stati confermati nel periodo compreso tra la fine di luglio e metà settembre. Abbiamo assistito, cioè, ad un picco epidemico stagionale fortissimo, con il 95% dei focolai concentrati in soli due mesi. Un dato che suggerisce che esistano uno o più fattori di rischio specifici alla base della introduzione del virus negli allevamenti in piena estate (si consideri anche che la data di introduzione del virus in un allevamento è in generale precedente alla conferma del focolaio di almeno un paio di settimane, corrispondenti al periodo incubazione e ai tempi necessari alla successiva conferma della malattia: questo significa che i mesi di luglio e agosto sono quelli in cui sussiste in Italia settentrionale il massimo rischio di PSA per gli allevamenti). Fattori di rischio che, evidentemente, non sono presenti o sono comunque molto meno importanti nelle altre stagioni dell’anno.

La carenza di biosicurezza non basta per spiegare il picco estivo negli allevamenti

La carente biosicurezza negli allevamenti, che spesso e motivatamente è stata chiamata in causa quale importantissimo fattore di rischio PSA, come abbiamo spiegato, non può, da sola, rappresentare questo fattore di rischio estivo, visto che è contro ogni logica ritenere che esso possa rapidamente acquisire di importanza d’estate e perdere improvvisamente di importanza in autunno, inverno e primavera. Si consideri, inoltre, che l’elevata temperatura causa una rapida inattivazione del virus nell’ambiente e che pertanto ci si dovrebbe aspettare che in estate la trasmissione del virus avvenga con minore frequenza; infatti, questo è quello che succede tra i cinghiali, almeno in Italia: un picco di focolai di malattia si verifica in inverno e in primavera, ma il numero di focolai cala rapidamente con l’arrivo dell’estate. Negli allevamenti suinicoli, invece, accade l’esatto contrario: come mai? 

Alla domanda su come mai questi picchi estivi si verifichino, non solo in Italia ma anche in numerosi altri paesi europei, gli esperti EFSA non sono stati in grado di dare finora una risposta certa, nonostante sia ovvia l’importanza del problema: senza dare una risposta a questa domanda, non si potranno prendere le contromisure più appropriate. Il rischio conseguente, e molto concreto per il nostro paese, è che anche in futuro si ripeteranno in Pianura Padana focolai estivi nei suini domestici, considerato anche che tutti gli esperti sono concordi nell’affermare che sarà impossibile eradicare la PSA dai cinghiali nel nord-ovest italiano nel giro di pochi anni e che pertanto il rischio PSA nel nord Italia è destinato a durare.

Su questo sito è stato spiegato che molti esperti stanno studiando il potenziale ruolo giocato dagli insetti come mosche e zanzare quali vettori meccanici del virus all’interno degli allevamenti suinicoli. 

Il potenziale ruolo degli insetti


Premesso tutto questo, torniamo ora al rapporto EFSA e vediamo cosa dice in proposito.

L’andamento stagionale delle epidemie di PSA nei suini domestici che si verificano in Europa è in linea con quello dell’attività degli artropodi succhiatori di sangue e ha quindi sollevato interrogativi sul potenziale ruolo degli insetti ematofagi o degli artropodi come vettori meccanici nell’epidemiologia della PSA in Europa. Tuttavia, mancano prove per dimostrare tale relazione causale.

Sebbene le prove dimostrino che il virus della PSA può rimanere infettivo nelle mosche delle stalle (Stomoxys calcitrans) fino a 2 giorni e che queste mosche possono infettare i maiali mordendole o venendo ingerite, il loro raggio d’azione limitato e le piccole dimensioni del pasto di sangue suggeriscono che il loro ruolo, se esistente, può essere associato solo a introduzioni a breve distanza negli allevamenti. Per i tafani (mosche cavalline, Tabanidae), mentre ci sono prove di contatti con la PSA sul campo, nessun dato sperimentale esiste a sostegno della loro capacità di trasmettere impostazioni della PSA. I tafani possono volare per distanze più lunghe e trasportare pasti di sangue più grandi. Sulla base di questa logica, il gruppo di lavoro sulla PSA ha concluso che le prove scientifiche disponibili suggeriscono che le mosche e i tafani sono esposti al virus della PSA nelle aree colpite nell’UE e hanno la capacità di introdurre il virus negli allevamenti e trasmetterlo ai suini. Tuttavia, c’è incertezza relativamente ad un suo verificarsi e, in caso affermativo, in che misura.

I risultati di uno studio caso-controllo condotto negli allevamenti commerciali di suini in Lituania, Polonia e Romania utilizzando questionari di biosicurezza hanno identificato l’uso di materiale da lettiera nell’allevamento, la diffusione del letame da altri allevamenti vicini (<500 m) l’allevamento e la vicinanza a focolai di PSA come fattori di rischio, mentre l’uso di zanzariere nelle finestre e nelle aperture è stato identificato come fattore protettivo. Pertanto, l’attuazione di adeguate misure di biosicurezza negli allevamenti di suini, incluso uno stoccaggio adeguato del materiale da lettiera è essenziale per prevenire l’introduzione della PSA negli allevamenti di suini. Il livello di biosicurezza dovrebbe essere incrementato negli allevamenti ubicati in zone con circolazione della PSA. Inoltre, nelle aree in cui è presente la PSA nei dintorni, l’installazione di zanzariere può potenzialmente servire come protezione aggiuntiva contro l’introduzione della PSA attraverso la possibile introduzione da insetti vettori meccanici, come le mosche e i tafani.

La situazione delineata dall’EFSA sembra essere molto chiara: l’effetto protettivo delle protezioni anti-insetti è provato ed il suo utilizzo viene raccomandato in alcune circostanze; anche se (per il momento?) non è provato che mosche e tafani siano la causa del picco estivo. È quantomeno auspicabile che le autorità del nostro paese prendano atto del parere EFSA ed agiscano di conseguenza. Si è finora in Italia preso in seria considerazione il potenziale rischio rappresentato dagli insetti? Si sta indagando in proposito? E, soprattutto, si prenderanno ora le misure raccomandate da EFSA?

Considerazioni simili erano già apparse su questo sito oltre un anno fa, arricchite dalle riflessioni del Dr. Alberto Laddomada, figura chiave nella lotta contro la Peste Suina Africana (PSA) in Sardegna. Come responsabile scientifico del programma di eradicazione (2015-2020), ha contribuito al successo riconosciuto dalla Commissione Europea, con l’ultimo riscontro del virus nell’isola datato aprile 2019. Laddomada è stato anche tra i primi in Europa a ipotizzare, nel 2016, che gli insetti potessero essere responsabili del picco estivo dei focolai di PSA nei suini domestici, osservato in Russia.

Questa ipotesi si basava su dati che evidenziavano una stagionalità simile a quella della Bluetongue, una malattia trasmessa da insetti vettori, già nota in Sardegna. Laddomada ha avuto l’occasione di ribadire la sua “ipotesi insetti” durante una conferenza tenutasi a marzo di quest’anno a Bologna, durante la quale, alla luce dell’andamento stagionale della PSA osservato in Italia del Nord nel corso del 2023, aveva anche formulato la raccomandazione di utilizzare le zanzariere negli allevamenti situati nelle zone a massimo rischio della Pianura Padana, su base precauzionale, nonostante l’assenza di prove certe sul ruolo degli insetti. Nel corso dell’estate 2024 il problema del picco epidemico estivo è diventato ancora più evidente. E ora EFSA, sulla base di un recentissimo studio specifico, formula la stessa raccomandazione già formulata da Laddomada. La registrazione della conferenza di Bologna è disponibile qui .

Questo sito ha l’onore di ospitare non solo il parere di esperti come il dr. Laddomada, ma anche quello di altri professionisti di altissimo livello, molti dei quali operano nel settore pubblico. Alcuni di loro, tuttavia, scelgono di mantenere l’anonimato. Non si può ignorare che operare come professionisti all’interno delle istituzioni pubbliche comporta, inevitabilmente, alcune limitazioni. Le dinamiche intrinseche a queste strutture, spesso orientate a mantenere un profilo basso per ragioni di prudenza o strategia, possono rendere complesso esprimere dei giudizi o avanzare proposte in piena libertà.

Differenze di vedute tra i vari esperti

Tre mesi fa il responsabile del Centro di Referenza Nazionale dell’Istituto Zooprofilattico di Perugia, il dott. Feliziani, sostenne che l’ipotesi sia poco valida e giudicato altamente improbabile il rischio di trasmissione del virus tra aziende suinicole attraverso gli insetti. Una posizione, dunque, molto diversa da quella ora condivisa anche dall’EFSA. Condividiamo il video pubblicato sul canale YouTube dell’IStituto Zooprofilattico dell’Emilia Romagna , selezionando esclusivamente la parte che affronta la questione degli insetti.

A questo punto, considerato che “l’ipotesi insetti” richiede comunque ulteriori approfondimenti, proponiamo alcune domande per una riflessione: durante luglio e agosto, i lavori agricoli aumentano di molto rispetto ad esempio ai mesi primaverili? Inoltre, la biosicurezza potrebbe subire un calo a causa della stanchezza e del disagio legati al caldo? Perché il picco estivo dei focolai si manifesta maggiormente vicino alle zone umide (risaie, fiumi)? Con una certa soddisfazione che possiamo osservare come questo sito, con i suoi numerosi articoli su questa spinosa materia, redatti da o con la collaborazione di validissimi esperti, abbia già esposto molte delle considerazioni, riflessioni e conclusioni ora validate dall’EFSA. 

C’è chi segue le linee guida, c’è chi le anticipa

La vera competenza non si misura soltanto dalla capacità di seguire le linee guida predisposte dalle autorità, ma di contribuire ad anticiparle ai fini di un loro continuo miglioramento, grazie a un’analisi rigorosa delle evidenze scientifiche che si accumulano giorno dopo giorno.
Nelle prime fasi di una crisi, il sapere scientifico è un cantiere aperto. Non tutto è chiaro, non tutto è risolto. Ma è proprio in quel momento, quando le domande superano ancora le risposte, che agire con prudenza e lungimiranza diventa cruciale.
Prendiamo come esempio chiave il caso della Xylella fastidiosa che ha portato alla strage degli ulivi pugliesi. All’inizio dell’epidemia, alcuni esperti sospettavano fortemente che il batterio Xylella fastidiosa fosse il responsabile del fenomeno. Tuttavia, altri specialisti, privi di una formazione specifica in fitopatologia, sostenevano che non fossero stati soddisfatti i postulati di Koch, i criteri scientifici utilizzati per stabilire una relazione causale tra un microrganismo e una malattia. Purtroppo per un lungo periodo è stato molto difficile trasferire il batterio da un ulivo all’altro artificialmente.
Questa mancanza di consenso ha ritardato l’adozione di misure di biosicurezza efficaci, contribuendo alla diffusione dell’infezione e aggravando la crisi. Ne parliamo qui.

I veri esperti non si limitano a navigare nella corrente del sapere consolidato, ma si interrogano sulle sue possibili evoluzioni, offrendo spunti innovativi e prospettive che talvolta precedono perfino le istituzioni più autorevoli.

Di fronte a un’emergenza come la Peste Suina Africana, il sospetto non è un lusso da ignorare, ma un imperativo da affrontare con serietà. Non è che, nel dubbio, ci si possa permettere di escludere un’ipotesi e rimanere inerti, lasciando che l’incertezza diventi il paravento dell’inazione. Quando il rischio è alto, e la posta in gioco include non solo l’economia ma anche la dignità del lavoro umano, il benessere animale e la salvaguardia di un intero patrimonio culturale, la prudenza diventa la scelta etica e razionale.
La scienza, come ben sappiamo, non è una bacchetta magica, ma un processo paziente e cumulativo. È l’arte di costruire conoscenza, mattone su mattone, attraverso l’accumulo di evidenze, la verifica rigorosa delle ipotesi e il confronto tra pari. Verrà il tempo in cui sapremo con maggiore chiarezza cosa funziona e cosa no, e sarà possibile dirigersi verso soluzioni più sicure e precise. Nel frattempo, rimanere inerti potrebbe portare a conseguenze irreparabili.

Giulia Corsini

In copertina: Tiziano, Allegoria della Prudenza, 1565-70 

Per approfondire:

Redazione. (2024, 5 dicembre). Peste suina africana: oltre 100 mila suini abbattuti. EFSA: “Non bastano le barriere”. Il Fatto Alimentare.

Podgórski, T., Vergne, T., Cortiñas Abrahantes, J., Cattaneo, E., Dhollander, S., Papanikolaou, A., Tampach, S., & Mur, L. (2024). Risk and protective factors for ASF in domestic pigs and wild boar in the EU, and mitigation measures for managing the disease in wild boar. EFSA Journal, 22(12), 9095.

Una veterinaria (2024, 12 Ottobre). Peste suina africana, il sistema sta funzionando? Veterinari per la Salute.

Una veterinaria (2014, 25 Agosto). Peste Suina Africana: questo mezzo disastro era stato previsto e probabilmente lo si poteva evitare. Veterinari per la Salute.

Una veterinaria (2014, 25 Agosto). Perché le norme prevedono l’abbattimento dei suini negli allevamenti colpiti dalla peste suina africana? Veterinari per la Salute.

Una veterinaria (2014, 10 Giugno). Peste suina africana : il disastro è imminente? Veterinari per la Salute.

Una veterinaria (2024, 27 Aprile). La Peste suina africana può essere trasmessa dai cinghiali ai suini domestici mediante mosche e zanzare? Veterinari per la Salute

Una veterinaria (2023, 12 Dicembre). Peste suina africana: mala tempora currunt, Veterinari per la Salute


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