Il 5 novembre è stato trasmesso un servizio del programma televisivo “Report”, condotto dalla giornalista e attivista vegana Giulia Innocenzi. Questa puntata, intitolata “i Monatti“, si è concentrata sui cosidetti “mercati umidi” cinesi e sulla problematica della Peste Suina Africana. Poi la Innocenzi è tornata su questi argomenti con un altro servizio, “La scossa”, trasmesso pochi giorni fa. La critica principale che solleviamo riguarda l’approccio del “giornalismo a tesi”, partendo da una conclusione predeterminata e selezionando le informazioni in maniera tale da sostenerla.
Report Sostiene che le ditte preposte all’abbattimento dei suini considerati infetti di Peste Suina Africana “non vogliono gli occhi indiscreti intorno”.
Perchè su di loro vigila già la polizia locale, i veterinari pubblici e i NAS, nel rispetto delle norme di biosicurezza. Quando si tratta di malattie infettive ad alta virulenza e patogenicità, per una questione puramente logica, non sono aperte al pubblico.
Giulia Innocenzi accompagnata da musiche truci presenta le istanze dei Santuari contro gli abbattimenti dei suini infetti, ma non ha sottolineato adeguatamente la gravità della situazione al Rifugio Cuori Liberi, inclusa la morte di 31 su 40 dei loro suini a causa della peste suina africana e la presenza di animali in stato agonico durante gli abbattimenti, oltre che la mancanza delle misure di biosicurezza che avrebbero impedito l’ingresso (e poi l’uscita) del virus nel rifugio. Ne parliamo approfonditamente qui. La narrazione non è equilibrata neppure perchè Innocenzi da un lato lascia intendere che gli animalisti sono state vittime di misure non necessarie, mentre dall’altro omette di menzionare le minacce di morte che i veterinari ATS hanno ricevuto e stanno tutt’ora ricevendo, con la sede ATS imbrattata varie volte dagli attivisti.
La Innocenzi ha suggerito un collegamento tra l’infezione della PSA in un agriturismo familiare e un allevamento intensivo a Zinasco a 30 km.
Falso: Le indagini epidemiologiche condotte da esperti non hanno confermato tale collegamento.
È noto che la Peste Suina Africana è entrata in Italia (nel continente) verosimilmente con qualche scarto alimentare, nell’autunno 2021, e ha iniziato ad infettare e uccidere i cinghiali in Piemonte/Liguria (focolaio scoperto nel gennaio 2022, quando ormai il virus era diffuso su un’area enorme). Dopo la Pasqua 2022 la stessa problematica si è presentata a Roma, quindi in provincia di Reggio Calabria e poi Salerno. Queste sono tutte zone a bassissima presenza di allevamenti intensivi, e non è mai stato dimostrato che il virus si sia diffuso da una zona all’altra mediante commerci tra allevamenti. Il virus della Peste Suina Africana può persistere nell’ambiente e quindi (oltre che essere veicolato per contatto diretto) può diffondersi in maniera passiva tramite scarti alimentari, indumenti, scarpe e anche veicoli. Per questo, sono ben poche le armi a disposizione, come la biosicurezza, il controllo del numero dei cinghiali e la prevenzione che rifiuti alimentari vengano ingeriti dai suini, siano essi cinghiali o animali allevati.
Report sostiene che la caccia nelle zone di restrizione è simile a quella tradizionale e aumenta il rischio di diffondere la Peste Suina Africana.
Falso: Nelle zone infette o zone di restrizione di tipo II (ovvero le aree di uno Stato membro dove si è verificato un focolaio di Peste Suina Africana in suini selvatici), la caccia tradizionale in braccata è vietata (e qui Innocenzi ha fatto credere che gli esperti interrogati siano in contraddizione con il Ministero stesso). Al suo posto intervengono squadre di personale qualificato e autorizzato, dotato – oltre che di porto d’armi- di certificazioni in materia di biosicurezza e del patentino che li identifica come “cacciatori di selezione” come da art. 41 Legge Nazionale 157/92, poi ripreso dal Commissario straordinario sull’ordinanza 4/2023 con la qualifica di “bioregolatore” gestita dal portale sanitario Vetinfo .
Questi professionisti svolgono delle operazioni di abbattimento selettivo, appartengono a ditte specializzate che hanno vinto gare d’appalto. Le squadre, composte da tre persone senza cani, effettuano battute anche notturne con l’ausilio di termocamere ad elevata risoluzione e ottiche da puntamento termiche per la caccia notturna (visori notturni) e sono inoltre equipaggiate con GPS che consente di mappare il tracciato e gli eventuali punti di abbattimento (L’uso del GPS è all’interno dell’accordo contrattuale tra ATS Pavia e la ditta incaricata , nasce da una necessità di rendicontazione e di controllo dell’operato, il n° di persone indicato è invece ripreso dall’ordinanza commissariale 4 del 2023 così come l’assenza del cane )
Dopo l’abbattimento, le carcasse dei cinghiali devono essere gestite con rigorose procedure di biosicurezza. Ogni carcassa viene trasportata a centri di stoccaggio dove si effettuano prelievi per analisi su malattie come la PSA e la trichina. Le carcasse sono identificate con numeri univoci e fascette, e per ciascuna viene compilato un verbale dettagliato che include la geolocalizzazione esatta dell’abbattimento. Questo processo consente, in caso di positività di poter circoscrivere le aree infette e determinare le zone di restrizione. Le operazioni di abbattimento sono svolte sotto la supervisione della polizia provinciale, garantendo così il controllo e la conformità alle normative. Dopo l’analisi, le carcasse vengono conservate in celle frigorifere in attesa dei risultati. Solo dopo la conferma degli esiti, le carcasse possono essere smaltite con le modalità previste dal Regolamento CE 1069/2009. Il veterinario ufficiale compila il certificato sanitario per la movimentazione dei SOA (sottoprodotti di origine animale) e applica i sigilli di sicurezza al camion che trasporta, previa disinfezione, le carcasse ad un centro di distruzione autorizzato ai sensi del Reg. 1069/2009 . Questi animali, cacciati in zona di Restrizione II, III o infetta, non possono entrare nel circuito commerciale per essere destinati alla produzione di alimenti ma devono essere distrutti in conformità con le normative vigenti. I sigilli possono essere omessi se il veicolo è dotato di sistema di tracciatura satellitare del percorso effettuato che garantisce che lo stesso avvenga senza soste o deviazioni non autorizzate.
Questa regolamentazione si basa sull’Ordinanza 5 del 2023 del Commissario Straordinario per la Peste Suina Africana, la quale è la quinta ordinanza emessa nell’anno in questione. Le disposizioni di questa ordinanza sono integrate nelle normative regionali, che contengono direttive simili. Parallelamente, sono regolamentate anche le attività ludico-ricreative come il trekking, il ciclismo, la raccolta di funghi, la transumanza e l’alpeggio. Queste attività implicano il movimento di specie non sensibili (incluso l’uomo) che, calpestando un terreno non contaminato, potrebbero comunque contribuire alla trasmissione di agenti patogeni. Per questo motivo, sono state introdotte misure preventive per limitare la dispersione di materiale infetto. Queste includono la disinfezione delle scarpe o delle zampe, delle ruote dei veicoli, etc.. Anche la rimozione e la gestione sicura delle carcasse sono parte integrante di queste misure, allo scopo di prevenire la diffusione di malattie.
Nelle zone libere da circolazione virale, la situazione della caccia differisce significativamente da quella delle zone di restrizione. Qui, i cinghiali sono considerati non infetti, e la caccia ovviamente è regolamentata in maniera diversa.
Innocenzi quando parla con il Ministro Lollobrigida, sostiene che non sono state fatte le recinzioni antibestiame, che dovevano essere fatte entro luglio.
Realtà: Queste recinzioni, discusse in due occasioni, facevano parte di un progetto volto a limitare il movimento dei cinghiali in Lombardia. Tale progetto, per cui sono stati stanziati notevoli fondi e che ha subito ritardi, era fin dall’inizio ostacolato da sfide operative. Il modello per le recinzioni era ispirato a quello adottato in Belgio e Repubblica Ceca, dove l’orografia di bassa collina o pianeggiante favorisce l’installazione di reti. Tuttavia, la conformazione del territorio italiano, specialmente nelle aree tra gli Appennini e le Alpi, caratterizzate da viadotti e montagne, ha reso la realizzazione molto più complessa e in alcuni tratti non fattibile.Secondo le norme di biosicurezza, le recinzioni antibestiame erano previste come una delle misure di sicurezza rafforzate, percui erano effettivamente obbligatorie solo nelle zone di restrizione ai sensi del regolamento 605, – poi sostituito dal 594 (allegato 3), -che stabiliva i requisiti per una biosicurezza rafforzata. Inizialmente, le recinzioni non erano obbligatorie al di fuori delle zone di restrizione II come allora nei comuni dell’Oltrepò Pavese. Il finanziamento pubblico era destinato a incentivare l’adozione di queste misure anche dove non erano ancora obbligatorie. La situazione adesso è cambiata, e ora in tutta la provincia di Pavia, classificata come zona di restrizione II, queste recinzioni sono richieste. Al contrario, in altre zone come Brescia, Mantova e il Friuli, le recinzioni antibestiame non sono obbligatorie, ma sono comunque ben accolte se presenti. Questo aspetto è stato oggetto di significative inesattezze e interpretazioni errate nel dibattito pubblico.
È stato anche mostrato che la giornalista Giulia Innocenzi camminava con passo sicuro e vestiti eleganti vicino a un’area infetta senza neppure calzari appropriati, cosa che solleva dubbi sulla sua comprensione delle norme di biosicurezza.

Altre passeggiate in allevamenti infetti, con vestitini eleganti:

Inoltre, sono stati mostrati container aperti, che si sono aperti a causa della dilatazione post-mortem di animali immagazzinati all’interno, provocando l’apertura dei portoni superiori. Questi container erano in attesa di essere prelevati da un camion per il trasporto.
C’è stata anche la menzione di una fossa di liquami non recintata, che rappresenta un rischio non solo per la PSA, ma anche per la sicurezza fisica.
Nella copertura mediatica degli abbattimenti, sono stati mostrati vari siti di abbattimento senza specificare che si trattava di luoghi differenti.
La giornalista Innocenzi esordisce con “Potrebbe essere proprio il veterinario” un individuo in tuta blu.

Era in realtà una persona diversa, potenzialmente un responsabile d’azienda.
La rappresentazione di Report era parziale mancava di un contraddittorio e non chiariva se l’ATS di Pavia avesse o meno preso dei provvedimenti contro i trasportatori accusati di maltrattamenti, o se fossero state segnalate irregolarità riguardo l’azienda o i lavoratori poiché il taglio dato dal servizio voleva forse far intendere che non esista alcun controllo. Non è stata fornita alcuna indicazione riguardo a indagini o verifiche su queste questioni.
Riguardo ai metodi di abbattimento, come l’uso di camere a CO2 o l’elettrocuzione, questi sono metodi regolamentati dalla legislazione vigente, inclusi casi specifici come l’uso di “proiettili captivi” per suinetti sotto la madre. Nonostante le immagini possano apparire brutali, l’utilizzo di tale metodi è previsto dalla normativa vigente. Soprattutto, non è stato sottolineati che quando si operano questi abbattimenti per via di una grave emergenza sanitaria, è necessario operare con grande rapidità per evitare un’ulteriore diffusione virale nell’ambiente, a protezione degli stabilimenti (inclusi i santuari che si oppongono all’applicazione delle misure di biosicurezza per proteggere i propri animali e quelli altrui) e i cinghiali presenti nelle vicinanze. Quando errori vengono commessi, è ovviamente necessario adottare le necessarie misure correttive; e in caso di reati (ma questo è la magistratura che lo deve stabilire) i responsabili siano perseguiti. Ma questo non può e non deve mettere in discussione la necessità di adottare le misure sanitarie previste dalle norme nazionali ed europee. Sarebbe come mettere in discussione la possibilità di ricorrere alla legittima difesa nelle situazioni in cui essa è consentita, perche qualcuno, in qualche specifica circostanza, ne ha abusato.
Ci si aspetterebbe che una trasmissione quale Report, essendo finanziata coi soldi pubblici e trasmessa dalla RAI (cioè da un servizio pubblico), offra un quadro imparziale e il più completo possibile sulla problematica PSA, che è di interesse pubblico. Purtroppo sembra che Report abbia preferito che le informazioni su questi argomenti vengano veicolate e gestite da un’attivista vegana, servendosi come fonte privilegiata di attivisti vegani e delle loro organizzazioni, che non nascondono la loro ostilità nei confronti delle attività degli allevamenti zootecnici, dei veterinari pubblici e dei professionisti che si occupano di tutelare la salute animale ed i conseguenti eventuali riflessi sulla salute umana.
Come se la efficace applicazione delle misure sanitarie non fosse un interesse pubblico di primaria importanza, perfino quando si è di fronte a gravissime infezioni come la PSA che uccide, dopo atroci sofferenze, più del 90% degli animali colpiti (giusto per dare un idea: la terribile peste bubbonica, che in passato ha terrorizzato l’uomo per secoli, causava la morte del “solo” 30% dei colpiti). Ma queste ed altre simili argomentazioni, incluso l’impatto economico per decine di migliaia di lavoratori ed operatori del settore, sono largamente ignorate da Giulia Innocenzi. Evidentemente, non sono ritenute importanti. Oppure, si vuole volutamente delineare un quadro distorto.
Eppure, quando si parla di problemi complessi e delicati come la PSA, che hanno anche un notevole impatto emotivo, sarebbe importante poter contare – da parte del servizio pubblico – su una informazione corretta e completa. E che includa anche riferimenti a quelle situazioni in cui è stato dimostrato che l’abbattimento di suini, per quanto sia una misura spiacevole da attuare, innanzitutto per i veterinari, si è rivelato essenziale per il controllo e la eradicazione della malattia. E’ successo ad esempio in Sardegna, dove a partire dal 2017 misure molto rigorose di abbattimento, adottate per contrastare il pascolo brado dei suini nel centro dell’isola, hanno portato alla scomparsa della malattia. Infatti, dal mese di Aprile 2019 non si evidenzia più il virus della PSA, neanche nei cinghiali, con l’unica, sporadica eccezione di un recente focolaio, causato da introduzione di carni infette dalla penisola e che ad oggi appare essere stato efficacemente controllato. Ma di questi risultati si parla poco o nulla. Alla faccia dell’obiettività.
Su Report leggi anche:
FNOVI chiede correttezza a Report: un comunicato FNOVI del 4 maggio 2022 contro un servizio che ipotizza un complotto ai danni degli allevatori con l’abbattimento di bufale sane e la messa in commercio di carni infette e delegittima il sistema pubblico dei controlli di sanità pubblica veterinaria italiana, ignorando le normative e il rigore scientifico in materia.
Lettera aperta della FNOVI a “Report” del 25 aprile 2015: contro un servizio che parla di “vitelli dopati” e ignora nuovamente il ruolo ed il lavoro dei veterinari pubblici, dei NAS, e degli Istituti Zooprofilattici in tema di sicurezza alimentare.
Gli articoli di Bufale un Tanto al Chilo sul servizio “Troppa Trippa” che accusa i veterinari di essere al soldo delle aziende mangimistiche:
Report: troppa trippa e poco giornalismo 10 dicembre 2015
Troppa trippa, parte 2 11 dicembre 2015
Il post del collega Andrea Zatelli, che spiega come la sua intervista sia stata manipolata e come sono state usate poche frasi, fuori contesto 7 dicembre 2015
Anche Report era una bolla, e i social l’hanno fatta scoppiare, aprile 2017 di Marco Viviani: su Linkiesta
Viviani sostiene che Report colpisce l’ascoltatore solo quando tocca argomenti al di fuori del proprio campo professionale (come ad esempio è oggi la PSA); ma, quando entra in ambiti in cui lo spettatore è più competente, quest’ultimo si accorge che l’approccio della trasmissione è spesso superficiale, a volte addirittura fuorviante o scorretto.
Come difendersi dal giornalismo a tema?
1. informarsi sulle intenzioni di chi fa il servizio. È una persona imparziale? Ha fatto altri servizi simili? Che taglio ha dato ai servizi precedenti? Cosa dicono le persone che sono state intervistate? Ritengono che la loro opinione sia stata riportata in modo imparziale?
2. È consigliabile richiedere una copia dell’intervista o un riassunto dopo la sua conclusione. Questo passo permette di verificare l’accuratezza delle dichiarazioni riportate. Inoltre, è opportuno ricordare che è una buona pratica registrare l’intervista da entrambe le parti per garantire un’informazione precisa e per poter fare eventuali correzioni se l’intervista venisse manipolata. È fondamentale rispettare il diritto del cittadino alla rettifica di informazioni inesatte o considerate ingiustamente dannose.
3. Nel valutare l’opportunità di evitare l’intervista considerando la possibile tendenziosità del giornalista, bisogna considerare che il giornalista tendenzioso utilizzerà una mancanza di risposta a proprio vantaggio, asserendo che le persone in esame “hanno qualcosa da nascondere”.
In data 1 dicembre 2023 abbiamo contattato il prof. Claudio Bandi e il dr. Francesco Feliziani (che sono stati intervistati da Giulia Innocenzi) per chiedere un parere su come sono state editate le interviste, e cosa ne pensano del servizio di Report. Il prof. Claudio Bandi non ci ha risposto (probabilmente non ha ricevuto l’e-mail o non ha voluto rispondere), invece il dr. Francesco Feliziani ha risposto gentilmente alla nostra e-mail, tuttavia non ha ricevuto alcuna autorizzazione dai vertici del Ministero per rispondere alle nostre domande.


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