La salute degli esseri umani, degli animali e degli ecosistemi non può essere considerata come un insieme di realtà separate, ma emerge, come già osservato da tempo, da un’interdipendenza intrinseca. In un mondo che si fa sempre più interconnesso, non può più esistere una scienza separata dalle altre: diventa imprescindibile un dialogo tra i saperi. È in questa prospettiva che si colloca il concetto di One Health, una visione olistica e integrata della salute che riconosce l’unità del vivente e la necessità di una collaborazione interdisciplinare per affrontare le sfide del nostro tempo.
Alcuni giorni fa la Commissione Europea ha reso pubblico un importante e corposo documento (oltre cento pagine) su come sviluppare e concretizzare il concetto One health a livello della UE. Si tratta di un documento redatto dal “Gruppo dei consulenti scientifici principali” (Group of chief scientific advisors), dal titolo “One Health Governance in the European Union”.
Perché l’One Health è fondamentale
È ormai innegabile che l’umanità intera, insieme agli ecosistemi, al clima e al pianeta stesso, si trovi a vivere un’epoca di trasformazioni profonde e drammatiche. Tali cambiamenti non solo ridefiniscono l’idea stessa di salute — umana, animale e vegetale — ma sollevano questioni epocali che intersecano scienza, politica, etica e società.
Non è un caso che si parli di zoonosi ( malattie che si trasmettono tra uomini e animali ), panzoozie (pandemie degli animali come la Peste Suina Africana) e panfitopatie (pandemie delle piante, come Xylella fastidiosa) come fenomeni speculari di un’unica realtà patologica planetaria. La recente pandemia di Covid-19 ha dimostrato come un virus originatosi in una nicchia ecologica possa, in pochi mesi, trasformarsi in una calamità globale, sfruttando la rete dei trasporti, degli scambi commerciali e degli stili di vita. Ma Covid-19 è solo l’ultimo capitolo di una storia più ampia: si pensi al ritorno inquietante di malattie che si credevano archiviate, come la tubercolosi, o all’emergere di patologie inedite, quali il vaiolo delle scimmie, che gettano ombre inquietanti su un futuro sanitario incerto.
Oppure si pensi all’inquinamento atmosferico ed ambientale determinato dal cambio del sistema produttivo, dai nuovi sistemi di allevamento e agricoltura. I cambiamenti climatici spalancano le porte a nuove invasioni di vettori come le zanzare portatrici di dengue e Zika in aree un tempo immuni. L’inquinamento, sia atmosferico che delle acque, non solo favorisce il diffondersi di tumori e patologie croniche, ma altera gli ecosistemi, destabilizzando i rapporti tra le specie e creando le condizioni per nuove emergenze sanitarie.
A questo genere enorme di problemi, è ovviamente importante riuscire a rispondere a livello del singolo paziente, del singolo allevamento, della singola coltivazione. Ma è ancora più importante mettere in atto risposte coordinate e di lungo respiro. Il concetto One Health è stato elaborato a questi fini. È un concetto certamente valido e perfino affascinante, ma si deve attuare innanzitutto con iniziative concrete che assicurino azioni sinergiche da parte dei diversi, numerosissimi attori. E tutto questo è facile a dirsi, ma più difficile a farsi. Ecco allora che questo documento del Gruppo dei consulenti scientifici principali della UE rappresenta un tentativo di indicare come meglio assicurare queste sinergie, almeno a livello europeo.
In questo articolo cerchiamo di riassumerne il contenuto, nella convinzione che la professione veterinaria possa e debba giocare un ruolo fondamentale, altamente qualificato e addirittura “trainante” nella attuazione dei principi di One Health, a vantaggio dell’intera società. E questo perché come veterinari siamo spesso chiamati a guardare ai problemi sanitari dei nostri animali con una prospettiva di tipo epidemiologico e non ristretta a quella del singolo paziente.
Davanti ad un mondo in continuo cambiamento e alla comparsa di nuove patologie la formazione e l’aggiornamento è essenziale. E con questo nostro articolo vogliamo fornire un piccolissimo contributo, inserendo anche alcuni nostri commenti, nel tentativo di far meglio comprendere al lettore il contesto in cui questo documento del Gruppo dei consulenti scientifici principali è stato redatto.
Sfide e Opportunità
L’Unione Europea definisce One Health come un “approccio multisettoriale che riconosce che la salute umana è connessa alla salute animale e all’ambiente, e che le azioni per affrontare le minacce alla salute devono tenere conto di queste tre dimensioni”. La Commissione Europea riconosce la necessità di individuare gli strumenti più opportuni per trarre i massimi benefici da tale approccio. Tuttavia, in alcuni settori, come la salute pubblica, l’istruzione, la protezione civile e la cultura, l’UE può intervenire solo per supportare, coordinare o integrare le azioni degli Stati membri. Pertanto, la Commissione è consapevole che il contesto politico per la concretizzazione del concetto One Health nella UE è complicato dalla questione delle “competenze condivise” tra Stati membri e la stessa UE e le sue istituzioni. Competenze stabilite dai Trattati UE, che sono il frutto di decenni di discussioni e di difficili compromessi e che nessuno al momento vuole modificare.
Invece, in altre aree di competenza condivisa, come l’agricoltura e l’ambiente, sia l’UE che gli Stati membri possono legiferare e adottare atti vincolanti. Gli Stati membri esercitano la propria competenza laddove l’UE non esercita, o ha deciso di non esercitare, la propria competenza.
E proprio in numerose aree in cui la professione veterinaria è direttamente coinvolta, è da molti anni che la UE esercita pienamente questa competenza. Infatti, i veterinari sia pubblici che privati sanno bene che i relazione alla salute ed al benessere animale, al farmaco veterinario, alla sicurezza alimentare (aree di fondamentale importanza per il funzionamento del Mercato Unico della UE) sono entrati gradualmente in vigore negli ultimi decenni numerosi Regolamenti, Direttive e Decisioni, che stabiliscono un quadro giuridico ben consolidato, che ha un grande impatto per tutti i cittadini della UE ed ancor più per la professione veterinaria, che è in prima fila nell’assicurare la attuazione ed il rispetto di tali norme. Nel loro insieme queste norme, per quanto complesse, di non facile comprensione e sicuramente perfettibili, sono riconducibili ad un approccio comune, che in generale è in linea con il concetto di One Health. E in queste materie la veterinaria gioca un ruolo trainante nell’assicurare la realizzazione degli obiettivi che la legislazione si prefigge.
Inoltre, nonostante le competenze limitate in materia di salute pubblica, l’UE può adottare legislazione in materia di salute umana in alcune aree e lo ha fatto per quanto riguarda i diritti dei pazienti nell’assistenza sanitaria transfrontaliera, i farmaci e i dispositivi medici (farmacovigilanza, medicinali falsificati, studi clinici), la sicurezza sanitaria e le malattie infettive, la salute e l’assistenza digitale, il tabacco e gli organi, il sangue, i tessuti e le cellule.
L’esperienza recente con malattie come il Covid o l’influenza aviaria (che potrebbe portare ad una nuova pandemia umana) ha portato allo sviluppo di una maggiore volontà politica di impegnarsi ulteriormente per un approccio One Health a livello europeo, come si può vedere nella lotta contro la resistenza agli antibiotici e le zoonosi. Il Piano d’azione della UE contro la resistenza antimicrobica, ad esempio, riflette il desiderio di portare questa priorità a livello globale. L’azione contro la resistenza antimicrobica è stata rafforzata dalla legislazione del 2019 sui prodotti medicinali veterinari, che è la legislazione più restrittiva al mondo sull’uso degli antimicrobici negli allevamenti. Anche il Regolamento sulla sanità animale n. 2016/429 (cosiddetta Animal Health Law) riconosce pienamente l’approccio One Health e rafforza il dispositivo per rispondere ad eventuali emergenze correlate a agenti di malattia antimicrobico resistenti, equiparandoli a malattie infettive emergenti.
In breve, anche se il panorama della politica EU sul concetto One Health è attualmente piuttosto incerto e frammentario, alcune politiche europee riconoscono già le interconnessioni tra i diversi settori, mentre altre richiedono la creazione di nuove e più forti sinergie.
In questo contesto la Commissaria alla Salute Stella Kyriakides ha sollevato una serie di domande ambiziose ed impegnative, e richiesto al Gruppo dei consulenti scientifici principali di fornire raccomandazioni su come meglio ed ulteriormente concretizzare il concetto One Health.
Ecco le domande:
Considerando un’area politica complessa, cioè One Health, quali forme di gestione e collaborazioni trasversali sono più adatte per garantire che le sinergie, i possibili compromessi e le conseguenze non intenzionali siano prese in considerazione?
Come dovrebbe essere definito One Health nel contesto dell’UE e quali sono le sinergie e le demarcazioni con altri approcci come ‘sostenibilità’, ‘One Planet’ e ‘Healthy Planet’?
Quali politiche dell’UE potrebbero beneficiare significativamente dall’implementazione dell’approccio One Health?
Quali strumenti e leve sono più adatti per costruire capacità, pianificare e implementare One Health a livello dell’UE per massimizzare le sinergie, la coerenza e la coerenza degli interventi ed evitare la duplicazione degli sforzi?
Quali sono i criteri e gli indicatori più utili per valutare l’efficacia degli strumenti e per monitorare l’implementazione di politiche complesse come One Health?
Come può essere misurato il progresso nelle politiche dell’UE dovuto all’applicazione dell’approccio One Health?
Le Raccomandazioni UE
Ed ecco, in estrema sintesi, le raccomandazioni ricevute:
Utilizzare una definizione comune di One Health come base per tutte le future azioni in questa vasta area, cioè quella già fornita dal One health high-level expert panel (OHHLEP): “One Health è un approccio integrato e unificante che mira a bilanciare e ottimizzare in modo sostenibile la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi.
Riconosce che la salute degli esseri umani, degli animali domestici e selvatici, delle piante e dell’ambiente più ampio (compresi gli ecosistemi) sono strettamente legate e interdipendenti.
L’approccio mobilita più settori, discipline e comunità a vari livelli della società per lavorare insieme al fine di promuovere il benessere e affrontare le minacce per la salute e gli ecosistemi, rispondendo contemporaneamente alla necessità collettiva di cibo, acqua, energia e aria sani, agendo sul cambiamento climatico e contribuendo allo sviluppo sostenibile”.
Sviluppare un’efficace governance One Health lavorando attraverso i silos dei diversi settori e creando collegamenti a livello europeo, nazionale e locale.
Rafforzare le politiche correlate a One Health e la loro coerenza complessiva.
In proposito aggiungiamo un commento: proprio nell’area importantissima del controllo delle zoonosi negli animali, la stessa legislazione veterinaria della UE, in generale molto aggiornata, non è ancora del tutto coerente, in quanto ad esempio il ” Regolamento sanità animale” del 2016 coesiste con la “vecchia” legislazione su importanti malattie come ad esempio le Salmonellosi (si veda il Regolamento n. 2160 del 2003). Questo può causare qualche problema interpretativo ai veterinari su come comportarsi di fronte a problemi pratici che si possono verificare negli allevamenti.
Supportare la formazione comune e la condivisione di dati e di conoscenze tra i diversi attori. In particolare, si dovrebbero trovare momenti condivisi di formazione a cominciare dalle università.
Supportare l’interdisciplinarietà e la transdisciplinarietà nella ricerca e nell’innovazione in One Health.
Migliorare la prevenzione, la sorveglianza e la valutazione del rischio correlati a One Health.
Per quanto generiche possano apparire queste raccomandazioni, esse si focalizzano su aspetti chiave e di grande importanza. Ma la domanda che ci si deve porre non riguarda pertanto la loro validità ma la volontà delle autorità politiche e sanitarie a livello europeo e dei singoli stati membri di dare loro un seguito concreto. Seguito che nella UE è già stato dato, almeno in una certa misura, in materia di sanità e del benessere degli animali e della sicurezza alimentare, materie che vedono un ruolo centrale della medicina veterinaria.
P.S: Ci rendiamo conto di avere utilizzato spesso in questo articolo l’aggettivo concreto e il verbo concretizzare, ma la realtà è che a problemi di così grande portata, le azioni conseguenti devono essere all’altezza. Se questo non succederà, il futuro stesso dell’umanità sarà sempre più denso di incognite.





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