Nuove misure contro la Peste Suina: quali conseguenze per il settore suinicolo?

Oggi 17 aprile è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’UE un nuovo regolamento che amplia le “zone soggette a restrizione” a causa della Peste Suina Africana (PSA) nei cinghiali nel nord-ovest italiano, dove la malattia continua a diffondersi. Decine di nuovi comuni, prevalentemente in Lombardia ed Emilia-Romagna, sono ora soggetti alle restrizioni imposte dalla legislazione europea.

Quali sono le conseguenze dell’ampliamento delle “zone soggette a restrizione” in Pianura Padana?

Le norme applicate in un’area geografica in espansione, che include territori delle province di Alessandria, Novara, Vercelli, Cuneo, Pavia, Milano, Lodi, Piacenza e Parma (limitandoci alle sole regioni di Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna), mirano a prevenire ulteriori diffusione della PSA. Questo timore nasce dal rischio che la malattia, già trasmessa dai cinghiali ai suini domestici l’anno scorso a Pavia — dove furono abbattuti oltre 40mila suini per contenere l’epidemia — possa diffondersi ulteriormente.

Per scongiurare questa possibilità, gli allevamenti suinicoli e gli impianti di macellazione, trasformazione e lavorazione delle carni (come ad esempio salumifici o prosciuttifici) ricadenti all’interno di queste zone sono soggetti ad una serie di restrizioni, stabilite nei Regolamenti UE, ed in particolare nel Regolamento 2023/594, quantomeno complesse: queste norme appaiono a prima vista come un vero e proprio ginepraio, ma hanno una loro giustificazione. E se da un lato queste restrizioni si rendono inevitabili per proteggere gli allevamenti suinicoli, dall’altro hanno come conseguenza un aumento dei costi di produzione e una maggiore difficoltà di collocare sul mercato i suini o i prodotti (carne, salumi, prosciutti) da essi originati, con conseguente rischio di un loro deprezzamento.

In generale, l’ulteriore diffusione della PSA nei cinghiali verso aree ad alta vocazione suinicola minaccia la sostenibilità economica dell’intera filiera, concentrata principalmente in Piemonte, Lombardia e Emilia-Romagna, che genera un fatturato annuo di circa 9 miliardi di euro. Attualmente, solo i cinghiali sono colpiti dalla malattia, ma se venissero colpiti anche i suini negli allevamenti, i costi e le perdite aumenterebbero ulteriormente, e di molto. L’esperienza insegna che i focolai di PSA negli allevamenti suinicoli si verificano prevalentemente nei mesi estivi, ed ecco perché non si può essere ottimisti rispetto a quello che potrebbe succedere in un prossimo futuro.


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