Peste suina africana: innanzitutto, il governo impari a dire le cose come stanno

Uno degli obiettivi di questo sito è informare correttamente chi ci legge (siano essi veterinari o no) su questioni che riguardano gli animali e i veterinari, promuovendo un approccio ai problemi basato sulla scienza. Ed ecco perché, davanti al problema del virus peste suina africana (PSA) che sta affliggendo in modo sempre più grave il nostro paese, osserviamo con attenzione quanto si sta facendo per risolverlo e come si sta comunicando al pubblico in proposito. 

Nel prendere atto delle dimissioni del Dottor Vincenzo Caputo dall’incarico di Commissario Straordinario alla Peste Suina Africana per motivi personali, desideriamo esprimere la nostra gratitudine per il prezioso lavoro svolto nel porre in essere azioni di contrasto al fenomeno della peste suina in collaborazione con i Ministeri competenti, le Regioni e le Associazioni imprenditoriali e di tutela dell’ambiente. Al contempo, intendiamo confermare la piena operatività della struttura commissariale”. È quanto dichiarano il ministro della Salute, Orazio Schillaci, e il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. La struttura commissariale, affermano i ministri in una nota, “in attesa della nomina del nuovo commissario che avverrà nel più breve tempo possibile, proseguirà il proprio lavoro attraverso il costante impegno dei 3 sub commissari, uno dei quali è il dottor Giovanni Filippini recentemente nominato anche direttore generale della salute animale e già noto per aver contribuito in modo decisivo alla eradicazione della Peste suina africana nella regione Sardegna“. (ANSA, 26 luglio 2024). 

Val la pena commentare questo comunicato, che va contro i principi che abbiamo illustrato in premessa.

Nell’annunciare le dimissioni del dr. Caputo, i due ministri non fanno alcuna menzione del durissimo report degli esperti europei che hanno visitato il nord Italia ai primi di luglio, presentato a Bruxelles in una riunione tra Commissione Europea e Stati Membri (inclusa l’Italia) pochi giorni dopo, successivamente pubblicato sul web sotto forma di una presentazione Power Point, da noi prontamente pubblicata su questo sito in data 22 luglio (sui principali organi di informazione, la notizia del report è invece stata data solo tre settimane dopo di noi). Report europeo che ha messo in evidenza tutte le lacune di una gestione italiana della PSA, affidata dal governo al Commissario Straordinario dr. Vincenzo Caputo e che ha portato ad una situazione epidemiologica sempre più difficile (anche di questo abbiamo già scritto in numerosi articoli su questo sito). 

Il giorno seguente alle dimissioni di Caputo, viene rilevato il primo di una serie di focolai di Peste Suina Africana nel Nord Italia. È possibile che i Ministri siano venuti a conoscenza di questo report e che questo possa in qualche modo essere legato al “dimissionamento” del Commissario? O forse c’entra qualcosa la situazione epidemiologica del Nord Italia? Non possiamo saperlo con certezza.
Fatto è che 18 mesi prima i due ministri stessi avevano proposto Caputo al Consiglio dei Ministri per la nomina a Commissario.
Siamo giunti a un punto nevralgico nel percorso amministrativo del Commissario, un momento in cui il sipario si chiude con un passo indietro clamoroso ed inaspettato. In questa circostanza, i ministri non fanno alcune cenno al report UE e tessono le lodi per il “prezioso lavoro” del Commissario, una formula di cortesia che risuona del tutto inopportuna : “La politica induce alle dimissioni la burocrazia che non ritiene all’altezza elogiandola, invece di rendere conto all’opinione pubblica cosa non ha funzionato e perché” scrive Il Foglio, riferendosi alle dimissioni di Caputo, in un suo editoriale del 3 Agosto. Numerose voci, tra cui esperti del settore e forse persino osservazioni interne alla Commissione Europea, avevano precedentemente espresso preoccupazioni riguardo alle strategie adottate per la gestione della peste suina africana in Italia. È stato suggerito che l’esperienza pregressa documentata nel curriculum del Commissario Caputo non denotava sufficienti competenze specifiche per affrontare una crisi di tale portata e complessità.  La decisione di Caputo di ritirarsi citando “motivi personali” è stata presentata senza ulteriori dettagli, lasciando così spazio ad interpretazioni sulle reali dinamiche che hanno portato alle sue dimissioni.

Il comunicato dei Ministri, sebbene rispettoso delle formalità, non ha riportato adeguatamente le carenze nella gestione del virus. La situazione PSA, già molto difficile, ha subito un peggioramento significativo verso la fine di luglio, con la conferma della presenza della malattia nei cinghiali in Toscana e la comparsa di numerosi e gravi focolai negli allevamenti suinicoli di Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna. In questo contesto così critico per l’Italia, le recenti dichiarazioni trionfalistiche del Commissario riguardo al proprio operato sono apparse inadeguate e fuori luogo. In tale scenario, un silenzio discreto sarebbe stata certamente la scelta più appropriata.

In ogni caso, per i ministri diventa obbligatorio cambiare cavallo.

Nello stesso comunicato, infatti, i due ministri indicano esplicitamente come punto di riferimento della struttura commissariale il neodirettore generale del Ministero della salute dr. Giovanni Filippini, al quale si attribuisce anche un contributo “decisivo” alla eradicazione della Peste suina africana nella regione Sardegna (e nei giorni successivi il sottosegretario La Pietra dichiarerà che Filippini sarà presto nominato Commissario dal Consiglio dei Ministri, per ricoprire la carica vacante). In altre parole, i ministri ci dicono di aver appreso la lezione: ora punteremo su un cavallo vincente, ossia su un grandissimo esperto di PSA che ha nientepopodimeno ché eradicato la PSA dalla Sardegna. Benissimo, ottima scelta, si direbbe. Purtroppo, così come per Caputo, anche per Filippini le cose non stanno affatto come dicono i due ministri. 

Diciamolo subito, Giovanni Filippini può vantare rispetto a Vincenzo Caputo un curriculum sicuramente più solido ed una certa esperienza in fatto di PSA. Ma vediamo in quali circostanze questa esperienza è stata maturata ed in particolare se si può affermare che il contributo di Filippini alla eradicazione di questa devastante malattia dalla Sardegna sia stato “decisivo”.

Ci siamo documentati, ed ecco i fatti: 

  • il dr. Filippini, dopo avere svolto interamente la sua attività professionale di veterinario in Umbria, arrivando alla carica di Direttore sanitario dell’Istituto Zooprofilattico di Umbria e Marche a Perugia, è stato nominato Direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico della Sardegna a Sassari nel maggio del 2021 (si guardino bene le date, sono molto importanti!) e alcune settimane dopo anche responsabile dell’eradicazione della PSA nell’isola. 
  • dal curriculum vitae del dr. Filippini, facilmente reperibile sul web, si evince che prima della sua esperienza sarda, non avesse alcuna esperienza o conoscenza tale da poter essere considerato un esperto di PSA.
  • il dr. Filippini ha apportato il suo contributo al processo di eradicazione della PSA dalla Sardegna, ma vediamo quando e come. ll dr. Filippini è intervenuto solo nell’ultima fase del processo di eradicazione. Infatti, questo processo è cominciato con la Delibera della Giunta Regionale n. 47/3 del 25 Novembre 2014 (presidente Francesco Pigliaru)  e con la Legge Regionale n.3 del 22 dicembre 2014, che hanno istituito l’Unità di progetto, guidata dal dr. Alessandro De Martini fino al febbraio 2021, e composta da esperti e tecnici di alto profilo e comprovata esperienza, come il dr. Alberto Laddomada (che spesso collabora con noi, su questo sito), la dr.ssa Daniela Mulas, vicepresidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Veterinari e il dr. Francesco Sgarangella, responsabile del dipartimento di prevenzione della ASL di Sassari: tutti nomi ben conosciuti a livello nazionale e non solo. A detta della stessa Commissione Europea, l’Unità di progetto è stata fondamentale nell’intero processo di eradicazione della PSA (si vedano il report della missione UE del giugno 2019 e le dichiarazioni rilasciate dal Commissario Andriukaitis che ha visitato l’isola nel novembre dello stesso anno). Negli oltre sei anni in cui è stata guidata dal dr. De Martini, l’Unità di progetto ha ottenuto risultati straordinariamente favorevoli: da una media di circa 100 focolai di malattia all’anno confermati con test virologici negli anni 2012-2014, grazie al lavoro fatto negli anni 2015-2019 la circolazione virale si è completamente interrotta nel 2019, con l’ultimo riscontro del virus nel mese di aprile in due carcasse di cinghiale. Dopo quella data sono stati evidenziati solo un numero sempre più esiguo di animali sieropositivi, “coda” inevitabile della precedente presenza del virus (ultimo riscontro di sieropositività nel gennaio 2023), ma senza alcuna evidenza del virus e che gli animali sieropositivi costituissero un rischio quale potenziale fonte di contagio. L’unica eccezione di presenza della PSA, dopo l’aprile 2019, si è verificata nel settembre 2023, quando è stato rapidamente identificato ed eradicato un singolo focolaio di PSA in un allevamento di tipo familiare nel comune di Dorgali. Il virus in questione però non era il virus “sardo” (di genotipo I) presente nell’isola dal 1978 e mai più riscontrato dopo l’aprile 2019; si trattava invece del virus di genotipo II proveniente dalla Penisola e finito in Sardegna tramite carni infette (evento quasi incredibile: per decenni si è sempre temuto una diffusione della PSA dalla Sardegna verso la penisola; alla prova dei fatti, si è invece verificato l’esatto contrario!).  Pertanto, se proprio si vuole identificare chi sia stato decisivo nella eradicazione della PSA, presente in Sardegna per oltre quarant’anni, il nome da ricordare non è e non sarà certo quello del dr. Filippini, intervenuto solo quando la partita era ormai pressoché terminata. Si trattava principalmente, cioè, non di eradicare la malattia endemica da 40 anni, ma di completare il processo di sorveglianza e di raccolta dei dati necessari a convincere tutti che si era pervenuti all’eradicazione. Inoltre, considerata la sua precedente inesperienza in materia di PSA, ci sembra che Filippini abbia tutt’al più imparato dai sardi come eradicare questa terribile malattia, visto che al suo arrivo in Sardegna il virus era già scomparso da oltre due anni. Per cui diciamo pure che si può parlare di un contributo di Filippini all’eradicazione della PSA dalla Sardegna, ma di un contributo tutt’altro che decisivo. Ma nel contempo sottolineiamo che questo governo, nel momento in cui si sta arrivando al riconoscimento generale del gran lavoro fatto in Sardegna, non menziona né il dr. De Martini, né la “sua” Unità di Progetto; tanto meno questo governo ha dimostrato il buonsenso o la modestia necessaria per chiedere un consiglio o un suggerimento a chi la PSA la ha eradicata veramente. Ciò nonostante, nell’interesse del nostro paese, formuliamo al dr. Filippini i migliori auguri per il suo lavoro, ha una bruttissima gatta da pelare. E siccome è stato presentato dal governo come “decisivo”  (una sorta di salvatore della patria, dunque), il fardello sulle sue spalle è ancora maggiore.

Questa è la nostra ricostruzione dei fatti e questo è il nostro giudizio sul comunicato dei Ministri Schillaci e Lollobrigida, riportato dall’ANSA il 26 luglio. Tuttavia, saremo lieti di ospitare su questo sito l’eventuale replica dei diretti interessati, che verrà opportunatamente analizzata da noi.

Purtroppo, fuorviare è stata ed è una costante nel modo in cui il governo sta comunicando verso il pubblico rispetto al problema della PSA, che continua a diffondersi in modo sempre più grave in molte regioni della penisola, in particolare nel nordovest, dove, nonostante il tentativo di minimizzare il problema, continuerà – questo è il parere di molti esperti – a circolare per molti anni, specie se non si cambia radicalmente la strategia di lotta alla malattia. 

Prerequisito affinché le cose cambino e si possa sperare di combattere più efficacemente la PSA è partire dai dati scientifici, affidarsi ai migliori esperti (così come è stato fatto in Sardegna) e cambiare la narrazione fatta finora, raccontando le cose come stanno, senza confidare eccessivamente in più o meno improbabili salvatori della patria, si chiamino essi Caputo, Filippini o chi volete voi.

“Qui non si tratta di eroismo. Si tratta di onestà. Farà magari ridere, come idea, ma il solo modo di lottare contro la peste è l’onestà”.  Albert Camus, La Peste


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