Considerazioni di un Medico Veterinario sulla Gestione dei Grandi Carnivori in Trentino

il dr. Alessandro de Guelmi è medico veterinario, con vasta esperienza sulla fauna selvatica,
è stato responsabile dell’anestesia e del benessere degli orsi dal 2014
fino al pensionamento nel 2019, partecipando attivamente alle catture di diciotto orsi.

Nella foto: il dr. de Guelmi con M49 anestetizzato

Gli orsi sono sempre stati presenti sui monti del Trentino: verso la fine del secolo scorso, a causa dell’accanita persecuzione avvenuta nei tempi passati, ne rimanevano solo alcuni vecchi esemplari non più in grado di riprodursi. L’estinzione della popolazione era quindi solo una questione di tempo.
Facendo seguito ad un dettagliato studio di fattibilità (che analizzava aspetti  ecologici e socio-economici del territorio), attraverso il progetto Life Ursus, che prevedeva la diffusione dell’orso su tutto il territorio delle Alpi, furono liberati, nel Parco Adamello Brenta, 10 orsi provenienti dalla Slovenia. Il nostro territorio si è dimostrato ancora idoneo al recupero dell’orso bruno, consentendo ottimi successi riproduttivi che hanno contribuito a consolidare la propria popolazione, raddoppiando il numero minimo di 40-60 soggetti previsti dal progetto stesso in soli 24 anni.

Il Trentino è la zona al mondo con la più alta densità abitativa in cui vive una consolidata popolazione di orsi; la garanzia del benessere, della salute e della sicurezza dei cittadini dovrebbe essere da parte di qualsiasi gestore politico, e deve essere fondamentale anche per l’applicazione di qualsiasi piano di gestione dei Grandi Carnivori.
Questo assunto non emerge come una semplice gerarchizzazione arbitraria delle esistenze, ma piuttosto come una condizione sine qua non per l’efficacia operativa dei progetti di conservazione stessi.
La garanzie sopracitate non possono che fondarsi prioritariamente e principalmente su una precisa, puntuale e studiata attività di prevenzione dei pericoli e dei rischi che la presenza degli orsi sul territorio trentino comporta. La prevenzione, specialmente nel lungo periodo, risulta essere di gran lunga l’attività più efficace e meno costosa.

L’importanza del monitoraggio

Indispensabile e alla base di una corretta attività di prevenzione non può non esserci che la ricerca. Solo questa, eseguita su basi prettamente scientifiche, sarà in grado di fornire tutti i dati e le indicazioni riguardanti il numero degli orsi, la loro densità, il loro comportamento e l’utilizzo del territorio. Investire nel monitoraggio degli orsi equivale ad investire nella sicurezza delle persone.

Anche il monitoraggio, non solo degli esemplari problematici ma della popolazione in generale, dovrà essere implementato utilizzando tutti gli strumenti e le tecniche che la scienza moderna può mettere a disposizione, valorizzando ed ottimizzando anche le professionalità dell’Ufficio Faunistico e del Corpo Forestale Provinciale. Conoscere come gli orsi utilizzano il territorio è una prerogativa indispensabile per mettere in atto una corretta gestione della specie. Queste attività dovranno essere attuate con la più assoluta trasparenza e condivisione con tutti i portatori di interesse. Non ci si deve comunque illudere che, pur mettendo in atto anche al meglio quanto sopra esposto, si riuscirebbe ad azzerare il numero degli orsi problematici; l’estrema individualità caratteriale e comportamentale obbligherà probabilmente ad intervenire. Maggiore sarà l’efficienza delle attività di informazione, prevenzione e monitoraggio, minore sarà il numero di animali sui quali dover agire. Purtroppo questa attività non sono state realizzate.
Il campionamento genetico, inizialmente con cadenza annuale, viene attualmente effettuato ogni due anni.
In passato gli orsi muniti di radiocollare, attraverso la telemetria, erano in grado di trasmettere informazioni importanti sulle proprie abitudini, sui propri spostamenti, sull’utilizzo del territorio. Ciò consentiva ai preparatissimi Agenti del Corpo Forestale di intervenire puntualmente con attività di dissuasione nei confronti di orsi problematici, in modo da correggere comportamenti potenzialmente pericolosi. Ad oggi solo un orsa è dotata di radiocollare funzionante, installato recentemente nel comune di San Lorenzo Dorsino e a luglio era stata munita di radiocollare l’orsa KJ1, la quale è stata abbattuta a seguito dell’aggressione di un turista.
Per un lungo tempo negli scorsi anni non si era proceduto con attività di radiocollaramento per cui poco si riesce a conoscere i spostamenti degli orsi.

È possibile trovare la mappa degli orsi radiocollarati al seguente link.

Comunicazione ed educazione

L’orso è indubbiamente un animale pericoloso; il rischio però che quest’ultimo possa nuocere all’uomo è normalmente molto basso. Il rischio zero, ovviamente, non esiste, ma può essere estremamente ridotto attraverso piani di comunicazione seri, capillari e continui, legati al rigore scientifico.

L’attività informativa ed educativa dovrebbe iniziare ovviamente dalle scuole, conoscendo nei giovani una categoria sociale di notevole importanza,  e diventare patrimonio di tutti.

Fine anno scolastico 2023, presso l’Istituto Tecnico Tecnologico Michelangelo Buonarroti di Trento. Conclusione del lavoro fatto con una classe sull’orso. La classe ha presentato il lavoro svolto a tutto l’istituto.

Importante che le comunicazioni siano corrette dal punto di vista tecnico e non sbilancino verso allarmismi o estremizzazioni, che creano uno stato di tensione e di paura. Fondamentale è che si formi una “cultura dell’orso”, ovvero i residenti e i turisti devono essere dotati degli strumenti che gli permettano di coesistere con l’orso, aumentando le conoscenze dal punto di vista etologico e biologico, oltre che sul comportamento da tenere quando si verificano incontri con gli orsi. Tutto questo può essere ottenuto tramite segnaletica, pannelli informativi, materiali come depliant e “piccole biblioteche” per alberghi ed esercizi turistici, oltre che la presenza sui social network, serate e convegni scientifici. Questo permetterebbe di considerare l’orso come una risorsa, traendo il massimo da questa convivenza.

Gestione delle fonti di cibo

La conoscenza è uno strumento basilare per ridurre il rischio che questi animali possano nuocere all’uomo: basilare, ma non certo unico.
La presenza dell’orso, volenti o nolenti, ci costringe a modificare alcune nostre abitudini, in particolare una gestione diversa dei nostri rifiuti organici.
Circa trent’anni fa, ho avuto la fortuna di essere invitato da una associazione ambientalista russa a visitare la penisola della Kamchatka, una delle zone al mondo con la più alta densità di orsi. Ricordo in particolare l’estrema attenzione e meticolosità con cui i ranger, per non attirare gli orsi lungo i percorsi utilizzati dall’uomo, ripulivano dai nostri residui alimentari le zone dove ci fermavamo a bivaccare. Grande era anche la loro attenzione nel controllare ciò che accadeva alle nostre spalle ed in particolare che non fossimo seguiti da qualche orso. Tra i loro compiti era prioritario identificare i soggetti che assumevano questa pericolosa abitudine e procedere di conseguenza al loro abbattimento. Da questa mia esperienza personale nasce l’invito a tutti i frequentatori della montagna a non lasciare nessun avanzo alimentare lungo i nostri sentieri, nemmeno il torsolo di una mela. L’orso, grazie al suo olfatto, dieci volte più sviluppato di quello del cane, riesce a percepire i nostri avanzi ad alcuni chilometri di distanza e, attratto da questi, può tendenzialmente abbandonare le zone più impervie, isolate, meno frequentate dall’uomo, che abitualmente utilizza e iniziare a prediligere e frequentare con più assiduità i sentieri; aumentando di conseguenza le probabilità di incontri con le persone. Inoltre l’orso è anche in grado di percepire sul residuo alimentare il nostro odore; questo condizionamento lo può portare a perdere la sua naturale diffidenza, tanto da spingerlo a seguire le persone.
Il semplice gesto di riportare a casa i nostri avanzi, può contribuire a ridurre il rischio di spiacevoli incontri tra uomo e orso, evitando perciò tutte le sgradevoli conseguenze che questi incontri possono comportare, sia per le persone che per l’orso.

I rifiuti urbani sono per l’orso un irresistibile richiamo che lo spinge ad abbandonare le montagne ed entrare nei centri abitati alla ricerca di questa facile e attrattiva fonte alimentare.
Ma per questo esisterebbe una soluzione, ovvero i bidoni antiorso: sono contenitori di rifiuti particolarmente robusti, dotati di meccanismi di chiusura che li rendono difficili da aprire per gli orsi.
Nonostante le ripetute sollecitazioni ed inviti da parte delle associazioni ambientaliste, a rimpiazzare i normali bidoni con quelli anti orso, la loro sostituzione è iniziata con quasi vent’anni di ritardo e forse si completerà non prima del 2028. Se questi bidoni fossero stati sostituiti per tempo, probabilmente si sarebbero potuti evitare buona parte degli incidenti e delle aggressioni. 

Perché l’orso attacca e cosa fare?

La maggioranza delle aggressioni documentate da orsi in Europa e in tutto il mondo si verifica quando gli orsi percepiscono una minaccia, spesso per l”effetto sorpresa“. In quasi la metà dei casi coinvolgevano femmine di orso coi piccoli. Dal 2000 al 2015 in Europa sono documentati 291 attacchi  dell’orso all’uomo. Tutti attacchi difensivi, non ci sono mai stati attacchi predatori.
Esistono alcune precauzioni che riducono notevolmente il rischio di incontri ravvicinati:

Tenere il cane al guinzaglio in modo che non diventi un fattore di disturbo per la fauna, evitare di uscire dai percorsi tracciati, farsi sentire con anticipo, facendo rumore in qualche modo (battendo a terra le bacchette da trekking, battendo le mani, parlando a voce alta) in aree con scarsa visibilità, per esempio in corrispondenza di curve cieche. Se ci si muove in gruppo sarà chiaramente più difficile sorprendere un orso e il “fattore gruppo” può favorirne la fuga . In caso di incontro ravvicinato è fondamentale cercare di mantenere la calma, non correre e non avvicinarsi all’orso, poiché l’orso può sentirsi provocato, e può potenzialmente aggredire.

Liberalizzare lo spray antiorso

Lo spray antiorso è uno strumento di difesa progettato specificamente per gli incontri con orsi. A differenza degli spray al peperoncino utilizzati per la difesa personale contro aggressori umani, ha una concentrazione maggiore di principio attivo e una lunga gittata. Studi scientifici hanno dimostrato che il 98% delle persone che hanno usato lo spray antiorso in incontri ravvicinati sono riuscite a uscirne illese, ancora più che l’impiego di armi da fuoco. Inoltre l’orso può imparare a non avvicinarsi agli umani.
In Europa, paesi come Slovenia, Grecia, Polonia, Bulgaria e Svezia hanno già autorizzato l’uso dello spray antiorso con regolamentazioni varie per cittadini e turisti, dimostrando la sua efficacia nel salvare vite umane e ursine. L’uso di questi dispositivi non solo potrebbe prevenire incontri pericolosi, ma anche evitare le spiacevoli conseguenze gestionali per gli orsi stessi, come la reclusione permanente o l’abbattimento, nonché le polemiche che spesso emergono dopo questi incidenti.

Una foto di uno spray antiorso scattata al parco nazionale Grand Teton in Wyoming (USA), dove è liberamente acquistabile in negozio. In Italia è considerato come arma illegale, pertanto legislazioni specifiche devono essere messe in atto per legalizzarne l’uso.

Atteggiamenti da evitare

Qualora si incontri un orso è stato indicato con estrema chiarezza di fermarsi, mantenere la calma, non spaventare ulteriormente l’orso con gesti inconsulti e parlare possibilmente con voce calma.

È assolutamente vietato avvicinarsi per filmare o fare fotografie, bisogna invece allontanarsi lentamente. È assolutamente vietato seguire l’animale.

A tal proposito prendo come esempio un video di un orsa coi piccoli avvistata a Dro questo luglio, diventato rapidamente virale.
L’autore del video ha incalzato e seguito l’orsa con i cuccioli, costringendola ad allontanarsi. La persona imperterrita, ignorando la situazione di pericolo nella quale si è volutamente inserita, ha continuato ad inseguire l’orsa dividendola da un suo cucciolo il quale, in preda alla paura e al conseguente stato di stress, si erge sulle zampe posteriori per rendersi conto di quanto sta accadendo e con continui vocalizzi chiama la madre.
L’autore del video ha causato all’orsa ed ai suoi cuccioli un grave stato di stress, che buon per lui, a ragione del basso grado di aggressività degli orsi in generale, ma in particolare di questo soggetto, non è sfociato in un attacco diretto alla persona. Se l’incontro non è sfociato in nulla di drammatico, per la persona lo dobbiamo unicamente alla docilità dell’orsa.
Aver disturbato in modo così perentorio la normale routine dell’orsa con i suoi piccoli e lo stato di paura e di stress generato dalla presenza invadente della persona, poteva spingere l’orsa ad attaccare la persona al fine di proteggere i propri cuccioli, ma questo stato di paura e di insicurezza avrebbe potuto portare quest’orsa, poco incline all’attacco, ad “accontentarsi” del cucciolo vicino a lei e abbandonare al suo destino l’altro cucciolo.

Molto spesso si sottovalutano gli effetti negativi che lo stress porta ad un animale selvatico, ma è stato più volte dimostrato che uno stimolo stressante percepito da un individuo come minaccioso o dannoso, provocando l’accumulo di adrenalina e cortisolo  comporta un accelerazione del battito cardiaco, della pressione sanguina e, se cronico, può portare effetti negativi sulla salute dell’animale a causa di una riduzione del sistema immunitario con una conseguente minor resistenza dello stesso alle malattie infettive.

Qualora l’esito dell’incontro fosse stato diverso e l’orsa avesse attaccato la persona, procurandole magari delle serie ferite, saremmo andati alla ricerca delle responsabilità dell’orsa colpevole dell’aggressione, fino ad arrivare anche al suo abbattimento. In questo caso, grazie ad un comportamento totalmente pacifico dell’orsa non è accaduto nulla di drammatico per la persona, la quale ritengo debba essere sanzionata, anche al fine di evitare atti emulativi da parte di altri.

Orsi confidenti, dannosi e pericolosi

Per identificare gli orsi come confidenti – che mostrano una particolare familiarità o disinibizione nei confronti degli esseri umani – è cruciale conoscere la storia individuale degli orsi e prendere in considerazione eventuali comportamenti anomali passati – per questo l’identificazione genetica e il monitoraggio risulta importante. Ci sono due principali categorie di orsi confidenti: gli orsi “dannosi” e gli orsi “pericolosi”.
Un orso viene classificato come “dannoso” se causa ripetutamente danni materiali (predando animali domestici, distruggendo alveari, danneggiando coltivazioni o infrastrutture) o se si nutre di risorse alimentari umane. Al contrario, un orso “pericoloso” si distingue per la sua disinibizione e familiarità insolite con gli esseri umani, che potrebbero sfociare in situazioni di reale pericolo per le persone.

Talvolta, la pericolosità si manifesta indipendentemente dalla familiarità con l’uomo, come nel caso di un’orsa con cuccioli che si sente minacciata o di un orso che difende una preda o una carcassa. È quindi fondamentale, per una corretta informazione sugli orsi problematici, basarsi su una valutazione precisa e dettagliata, operata su base individuale, dei comportamenti insoliti e attribuirli correttamente a un particolare esemplare, in modo da stabilire quali sono le misure migliori da adottare.
Questo approccio aiuterebbe anche ad evitare generalizzazioni dannose, che tendono a etichettare erroneamente tutti gli orsi come “pericolosi”.

Rimozione degli orsi pericolosi

L’orso bruno è un grande individualista, trascorre la sua vita da adulto quasi completamente in solitudine; il suo comportamento è determinato dalle proprie personali esperienze, che elabora a livello cerebrale e le trasforma in comportamenti estremamente diversificati e sofisticati. Ogni orso ha di conseguenza un comportamento diverso l’uno dall’altro. Questa breve riflessione sarebbe di per sé sufficiente a farci capire che, per quanto riguarda la popolazione ursina, non è possibile attuare dei piani di rimozione simili a quelli che comunemente vengono utilizzati nella gestione degli Ungulati selvatici, ma devono essere mirati.

Nel contesto di tale gestione, si presentano situazioni in cui alcuni individui animali, definiti problematici a causa del loro comportamento particolarmente aggressivo o pericoloso, o per la loro abitudine di avvicinarsi troppo agli insediamenti umani, pongono sfide significative. In questi casi, la rimozione di tali individui viene considerato come ultima ratio. Questa misura estrema, contemplata solo dopo l’esaurimento di tutte le possibili strategie preventive, è riservata a circostanze in cui il pericolo per la comunità umana persiste nonostante gli sforzi compiuti.
Il PACOBACE ( acronimo per Piano d’Azione Interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno nelle Alpi Centro-orientali), sviluppato sulla base di dati scientifici da enti come il Ministero dell’Ambiente e l’ISPRA in collaborazione con stakeholder locali, stabilisce linee guida per la gestione, il monitoraggio, e la prevenzione dei conflitti tra orsi e umani. In quanto atto giuridico, dovrebbe impegnare, chi ha la competenza decisionale, ad attuare in modo preciso le norme previste dal piano stesso, e allo stesso tempo far sì che chi andrà ad applicare tali norme possa sentirsi assolutamente tutelato.

Esso fornisce una classificazione del grado di pericolosità degli orsi, che si rivela essenziale per la modulazione delle strategie di intervento, tramite azioni di gestione proattive (come la rimozione delle fonti di cibo) ed azioni reattive su eventuali individui problematici che variano dalle misure di dissuasione, alla cattura, lo spostamento, e in extrema ratio alla reclusione a vita, oppure l’abbattimento.

Sono fermamente convinto che trasferire un orso problematico o pericoloso sia praticamente inattuabile, in quanto non esistono al mondo luoghi dove poter ridare la libertà ad un orso con tali caratteristiche. Un orso pericoloso rimane sempre pericoloso in qualsiasi altra parte del mondo; liberandolo andremmo solo a delegare ad altri la scelta di abbatterlo.

Per quanto riguarda la reclusione a vita, è mia opinione (condivisa tra l’altro dalla maggior parte degli esperti a livello mondiale) che l’orso nato e vissuto selvatico non sia un animale idoneo ad essere recluso in recinti di qualsiasi dimensione possano essere. Inoltre, i dati scientifici disponibili evidenziano che esemplari di orso bruno sottoposti a captivazione prolungata difficilmente possono essere reintrodotti nell’ambiente naturale, a causa delle modificazioni comportamentali che la fase di cattività determina.
Pur lasciando alla sensibilità individuale il giudizio se sia più crudele abbattere un orso o recluderlo  a vita, occorre precisare che il recinto di Casteller, lo stesso in cui è stata rinchiusa per lungo  tempo l’orsa Jurka, è costato molto più di quanto si sia speso per il risarcimento di tutti i danni causati dall’orso.

A questo punto ritengo che, nel momento in cui un organismo tecnico qualificato dichiari che quel determinato orso sia ritenuto pericoloso, l’unica soluzione sensata sia l’abbattimento dello stesso, nel minor tempo possibile. In generale i maggiori esperti ritengono che l’abbattimento legale di questi animali sia uno degli strumenti principali per garantire la sopravvivenza della popolazione stessa degli orsi e allo stesso tempo la sicurezza delle persone. 

Qualora riuscissimo a mettere in pratica al meglio quanto sopra esposto, in considerazione dell’estrema variabilità comportamentale degli orsi, avremmo sempre da dover rimuoverne dal territorio una certa percentuale di orsi, ma certamente ci saranno meno orsi su cui è necessario intervenire. Al momento i costanti ricorsi al TAR delle associazioni protezioniste rendono complessa e difficile l’eliminazione degli individui pericolosi: per poter intervenire in modo rapido ed efficace risulta indispensabile che, a livello nazionale, venga elaborato un piano di gestione dei grandi Carnivori, come già avviene in altri paesi dell’Unione Europea, che preveda altresì il declassamento del livello di protezione di orso e lupo. In questi ultimi vent’anni, per motivi diversi, abbiamo assistito ad un aumento inatteso delle popolazioni di orso e lupo, ma questo inaspettato aumento non è stato accompagnato da una graduale modifica della normativa. Ormai siamo in notevole ritardo; lupo ed orso non sono più specie a rischio estinzione e urge intervenire con efficaci modifiche normative.

Il grave problema dell’inbreeding

la Provincia Autonoma di Trento ha adottato la legge provinciale Trento n. 2/2024, che ha modificato e integrato la precedente n. 9/2018 in materia di abbattimento di esemplari di Orso (Ursus arctos) e di Lupo (Canis lupus). con il fine di “assicurare la pubblica sicurezza e la tutela dell’economia di montagna” basandosi sull’ultimo parere ISPRA:”La popolazione di orsi del Trentino. Si tratta di un’analisi demografica a supporto della valutazione delle possibili opzioni gestionali” Secondo Ispra il numero massimo di orso sopprimibili sarebbe 8. In questo numero, dice il documento, sono compresi 6 individui da abbattere una tantum e, ogni anno, due femmine in età riproduttiva. È una soluzione che non risponde all’esigenza di pubblica sicurezza: nello specifico, se in un particolare anno avessimo ipoteticamente 15 orsi pericolosi, ne potremo abbatteremo 8 e gli altri 7 rimarrebbero liberi?
Esiste anche un altro fattore importante: a popolazione degli Orsi in Trentino sta assistendo ad una pericolosa deriva genetica che potrebbe portare al collasso della stessa, di cui non si conosce nemmeno la reale consistenza.

La popolazione degli orsi trentini possiede un patrimonio genetico estremamente ridotto proveniente da due soli esemplari maschi e da cinque femmine ed è fisicamente isolata.

Dal 2002, anno della prima cucciolata, si è giunti alla quinta-sesta generazione in consanguineità. Questo isolamento porterà inevitabilmente ad un costante aumento del grado di consanguineità di generazione in generazione, determinando tutta una serie di condizioni sfavorevoli chiamate depressione da inbreeding:  tali condizioni possono incidere negativamente sulle capacità riproduttive e sulle potenzialità evolutive, quali l’adattamento alle variazioni ambientali e la resistenza alle malattie. Questo stato di cose potrebbe portare in futuro al collasso della popolazione stessa. A questo proposito mi preme riportare alcuni passaggi di un lavoro sul monitoraggio genetico degli orsi in provincia di Trento3: “un solo maschio dominante ha generato tutti i cuccioli nati dal 2002 al 2005, la diversità genetica è diminuita, la parentela è aumentata, si è verificato l’inbreeding, […] abbiamo rilevato un cucciolo consanguineo nel 2006 e due nel 2008 derivanti da due accoppiamenti padre-figlia, la parentela media è aumentata da 0,075 a 0,134 dal 2002 al 2008, […]il progressivo aumento della parentela media indica che, in caso di isolamento demografico persistente, l’inbreeding sarà un rischio immediato.  Da quando è stato pubblicato la situazione genetica non può che essere peggiorata, ma nessuno ha più ricercato e pubblicato nulla al riguardo. Esistono alcune possibili soluzioni per evitare l’inbreeding, quali lo scambio di soggetti con la vicina Slovenia o con la zona del Tarvisio, o il trasferimento di alcune femmine nella zona a est dell’Adige per ridurre così la densità nelle zone a rischio, oppure tramite la creazione di corridoi faunistici con la Slovenia.

Una riflessione necessaria

La tragica morte di Andrea Papi, ucciso dall’orsa JJ4, il dolore inconsolabile di una famiglia, il lutto di un’intera valle, ci devono spingere a ritrovare una coesione sociale.
La presenza degli orsi in Trentino sta creando una polarizzazione ideologica che contrappone aspramente chi è a favore della sua presenza con chi ne è contrario. Un problema tra fauna e uomo è diventato un problema tra uomo e uomo e sta dividendo profondamente la popolazione trentina, in particolare sta creando conflittualità tra chi vive nelle valli, dove l’orso è spesso visto come un problema ed un pericolo, con chi vive nelle città che invece vede l’orso al pari di un innocuo pelouche. È indispensabile abbandonare questa strategia di tensione, ed iniziare un percorso di confronto e ascolto con tutte le componenti della società, al fine di elaborare regole precise, condivise ed inattaccabili, per la salvaguardia e la sicurezza della gente di montagna, in equilibrio con le varie componenti ambientali, orso compreso.

 In questi ultimi cinque anni, si è avvertita una riduzione della condivisione delle scelte, dell’attività informativa, della prevenzione, della ricerca e del monitoraggio. Il Comitato Faunistico è stato sciolto, i Tavoli Informativi e di Partecipazione sono stati per lungo tempo annullati, la presentazione pubblica del “Rapporto Grandi Carnivori” è stata abolita, il numero degli orsi radiocollarati è drasticamente diminuito, il campionamento genetico è diventato biennale, la rimozione degli animali pericolosi è diventata legalmente complicata, e i media spesso si sono rivolti a persone incompetenti per trattare questi temi delicati.

Tutte queste scelte hanno contribuito ad aumentare il rischio di pericolosi incontri tra uomo ed orso e hanno creato una situazione di paura e di profonde contrapposizioni sociali.

La promessa politica di abbattimento e di traslocazione in luoghi non definiti di più della metà degli orsi adulti presenti sul territorio è impossibili da attuare, sia dal punto di vista legale che pratico, e non è certo utile ad appianare le contrapposizioni sociali e favorire la convivenza tra uomo ed orso.

In questo scenario frammentato, la componente politica sembra tendere a perseguire obiettivi di breve termine, spesso sotto la pressione di cicli elettorali, i tecnici si trovano limitati da direttive che non contemplano la complessità ecologica degli interventi; la popolazione, mancando di informazioni chiare e univoche, oscilla tra l’apatia e sdegno, la magistratura si trova spesso ad agire su basi legali inadeguate e i media sembrano privilegiare l’aspetto sensazionalistico piuttosto che quello informativo.

Contrariamente, in una situazione in cui ciascuna di queste componenti opera in sinergia, agendo secondo un preciso canone di competenze e responsabilità, il risultato può essere notevolmente diverso. La politica, informata da dati tecnico-scientifici solidi, può formulare politiche lungimiranti; i tecnici possono applicare le migliori pratiche con il sostegno di leggi e risorse adeguate, la popolazione, ben informata e coinvolta, può diventare un attore attivo nella preservazione dell’ambiente, la magistratura può agire prontamente per far rispettare le norme, inoltre i media possono contribuire a sensibilizzare e soprattutto educare la popolazione locale e quella italiana, senza alimentare inutili polarizzazioni.

APPROFONDIMENTI

  • Coesistere con l’orso, la posizione del MUSE (link)
  • Scillitani, L. (2023, maggio 22). Breve guida per evitare guai con gli orsi. Scienza in Rete (link)

REFERENZE

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