Il collega veterinario Alberto Laddomada, esperto di peste suina africana (PSA), mi ha segnalato – molto preoccupato – che nel nostro paese sono stati importanti fraudolentemente dalla Cina “salumi vegani”, che hanno pure la peste suina africana. L’Asl Napoli 1, durante i controlli dello scorso novembre sul corso Novara e a Gianturco, ha sequestrato 20 tonnellate di prodotti alimentari di vario tipo. All’operazione ha contribuito anche il personale dell‘Area Veterinaria del Dipartimento di Prevenzione, ispezionando 5 rivendite con relativi depositi. Il Ministero della salute ha già dato disposizioni in materia, per ulteriori controlli.
Effettivamente, è una storia molto preoccupante, per molti motivi. I consumatori italiani che preferiscono per qualsiasi motivo una alimentazione che esclude la carne e i prodotti carnei vengono ingannati. Pensano di mangiare soia ed altri prodotti vegetali e invece mangiano carne di maiale e di pollo. E già di per se questa è una pessima notizia, il consumatore non va ingannato, specie se si toccano questioni delicate come questa. Ma poi si scopre anche che quanto importato (illegalmente visto che le importazioni di carni suine dalla Cina sono vietate) conteneva pure il virus della PSA; virus che si è già diffuso nel nostro paese – proveniente dall’estero – e che da due anni a questa parte sta già facendo molti danni in numerose regioni italiane.
In Cina, ormai da alcuni anni, la PSA dilaga fuori da ogni controllo. E dove, mi spiega Laddomada, circola un virus “ibrido”, molto pericoloso. Questo virus cinese, probabilmente, è un “incrocio” tra uno “pseudo-vaccino” non autorizzato ed il virus della PSA simile a quello che già abbiamo in Italia.
IL VIRUS IBRIDO CINESE
La storia dello “pseudo vaccino cinese” è molto complicata e per di più anche oscura.
In sintesi, in Cina è arrivato in qualche laboratorio un vecchio ceppo di PSA di origine portoghese di genotipo I, che oltre 50 anni fa era stato attenuato (ovvero che è stato reso più debole, probabilmente con ripetuti passaggi su colture di macrofagi) nel tentativo di produrre un vaccino detto appunto vivo attenuato. Tentativo fallito ed abbandonato perché questo ceppo causava comunque malattia. Questo è un ceppo che ha girato in laboratori di tutto il mondo per motivi di studio. Ma in Cina lo hanno utilizzato probabilmente per ulteriori tentativi di vaccinazione contro la PSA, che – presumibilmente – sono stati anche largamente praticati, sebbene illegali. La storia, ovviamente, non è chiara, essendo questi tentativi di vaccinazione illegali e al di fuori di ogni vero controllo.
A seguito di queste “vaccinazioni”, questo ceppo di origine portoghese – di genotipo I – si è “ricombinato” con il virus di genotipo II che circola in Cina da alcuni anni, dove ha causato la morte di milioni di maiali e danni economici enormi. Da un punto di vista scientifico, questa ricombinazione è molto intteressante, tanto da valere una pubblicazione su Nature Communications, la rivista scientifica più prestigiosa al mondo. Ma da un punto di vista pratico è un disastro: questo ceppo I/II sta circolando tantissimo in Cina, è molto virulento (causa cioè forme di malattia molto grave e la morte della gran parte dei suini colpiti), e potrebbe diffondersi ulteriormente in tutto il mondo, proprio tramite carni infette. Come quelle dei “salamini vegani”. E tutto questo potrà rendere ancora più complicato lo sviluppo e il successivo, efficace utilizzo di un vero vaccino contro la PSA. Tanto che, nonostante tutti vorrebbero lo sviluppo di questo vaccino il prima possibile, l’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (ieri OIE, oggi WOAH) sta inviando messaggi di prudenza relativi all’utilizzo di “substandard vaccines”, la cui sicurezza per i suini, oltre che la loro efficacia, necessita di essere verificata ulteriormente.
Per carità, i vaccini sono strumenti importantissimi per contrastare molte malattie dell’uomo e degli animali, hanno salvato e salvano milioni di vite. E la ricerca su un vaccino efficace contro la PSA, la più temibile malattia dei suini, non va certo scoraggiata. Ma i tentativi di vaccinazione senza alcun criterio sono da considerare come criminali. E se questo virus “ibrido” si diffondesse anche in Italia sarebbe un ulteriore, grave problema, che complicherebbe una situazione già molto difficile. E ci domandiamo se si stia facendo tutto il possibile per evitare quanto è già successo in passato, e cioè che i cinghiali nel nostro paese abbiano accesso a rifiuti urbani, dove potrebbero alimentarsi con rifiuti carnei, e tra questi anche prodotti finti vegani, che potrebbero contenere il virus “ibrido” della PSA.
Approfondimenti:
You, S., Liu, T., Zhang, M., Zhao, X., Dong, Y., Wu, B., Wang, Y., Li, J., Wei, X., & Shi, B. (2021). African swine fever outbreaks in China led to gross domestic product and economic losses. Nature Food, 2, 802–808. https://doi.org/10.1038/s43016-021-00362-1
Deutschmann, P., Forth, J.-H., Sehl-Ewert, J., Carrau, T., Viaplana, E., Mancera, J. C., Urniza, A., Beer, M., & Blome, S. (2023). Assessment of African swine fever vaccine candidate ASFV-G-∆MGF in a reversion to virulence study. npj Vaccines, 8, Article 78. https://doi.org/10.1038/s41541-023-00669-z
Zhao, D., Sun, E., Huang, L., Ding, L., Zhu, Y., Zhang, J., Shen, D., Zhang, X., Zhang, Z., Ren, T., Wang, W., Li, F., He, X., & Bu, Z. (2023). Highly lethal genotype I and II recombinant African swine fever viruses detected in pigs. Nature Communications, 14, Article 3096. https://doi.org/10.1038/s41467-023-38868-w


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