L’articolo affronta un tema cruciale per il benessere animale: il tema dei cesarei multipli nelle cagne.
Esplora le implicazioni etiche e legali di questa pratica, mettendo in luce l’impatto della selezione genetica e le conseguenze a lungo termine sulle razze. Sebbene il cesareo sia una soluzione necessaria in situazioni di emergenza, non dovrebbe essere considerato la norma nella riproduzione canina. Attraverso un’analisi delle normative vigenti in diversi Paesi, l’articolo propone strategie per una selezione responsabile che privilegi cani in grado di partorire naturalmente. Infine, viene evidenziato il ruolo cruciale della regolamentazione e della consapevolezza degli allevatori per promuovere una riproduzione più etica e sostenibile.
Cos’è il cesareo?
Il parto cesareo è un intervento chirurgico eseguito per risolvere (o prevenire) casi di distocia, ovvero difficoltà nel parto naturale. Durante l’operazione, condotta sotto anestesia generale, il veterinario pratica un’incisione sulla parete addominale e sull’utero della cagna per estrarre i cuccioli. Subito dopo l’estrazione, gli assistenti veterinari si occupano della rianimazione neonatale, con la rimozione delle membrane fetali, la pulizia delle vie aeree mediante aspirazione di muco e fluidi, e la stimolazione della respirazione attraverso massaggi con asciugamani puliti, nel mentre il veterinario richiude chirurgicamente le ferite.
Quando si esegue un cesareo?
Il cesareo può essere effettuato in due situazioni:
- In emergenza, quando la madre non riesce a partorire naturalmente e la vita sua o dei cuccioli è a rischio.
- Programmato (elettivo), quando si prevede che il parto naturale potrebbe risultare pericoloso, specialmente in razze con caratteristiche anatomiche che rendono difficile la nascita senza intervento umano.
In alcune razze, come Bulldog Inglese, Bulldog Francese e Boston Terrier, il cesareo programmato è molto comune perché aumenta la probabilità di sopravvivenza dei cuccioli rispetto a un cesareo d’urgenza.
I rischi del cesareo
Come ogni intervento chirurgico, il cesareo comporta rischi, anche quando viene eseguito in condizioni ottimali con assistenza veterinaria adeguata. Tra i principali troviamo:
- Rischi legati all’anestesia generale, che sono maggiori nelle razze con il muso schiacciato, che soffrono spesso di problemi respiratori come la BOAS (Sindrome Ostruttiva delle Vie Aeree Brachicefaliche).
- Sanguinamenti intra e post-operatori,
- Infezioni e dolore post-operatorio,
- Formazione di aderenze interne, che possono causare problemi nei successivi cicli riproduttivi.
- Alterazioni nel rilascio di ossitocina e del comportamento materno post-partum, con possibili difficoltà nella cura dei cuccioli e riduzione della produzione di latte.
- Alta probabilità di recidiva: una cagna che ha già subito un cesareo ha un’elevata probabilità di doverne affrontare altri nelle gravidanze successive.
Il cesareo non deve essere considerato la norma
Proprio per questi motivi, la Federazione dei Veterinari d’Europa (FVE) e la Federazione delle Associazioni Veterinarie per Animali da Compagnia in Europa (FECAVA) hanno espresso una posizione chiara:
Gli allevatori e i veterinari non dovrebbero considerare il cesareo elettivo come una procedura ‘normale’ o ‘tipica di razza’. Il cesareo è un intervento d’emergenza e qualsiasi femmina che non possa partorire naturalmente a causa di caratteristiche anatomiche o ereditarie dovrebbe essere esclusa dalla riproduzione. Se si prevede la necessità di un cesareo prima dell’accoppiamento, la cagna non dovrebbe essere fatta accoppiare. Ogni cane dovrebbe essere in grado di partorire naturalmente.
Questa dichiarazione sottolinea l’importanza di una selezione responsabile, volta a garantire che i cani possano riprodursi senza dipendere da interventi chirurgici.
A questa posizione si aggiunge anche la British Veterinary Association (BVA), che raccomanda ai veterinari di sconsigliare la riproduzione di cani che hanno già richiesto un cesareo a causa di problemi di conformazione estrema. L’obiettivo è interrompere la selezione genetica che perpetua questa condizione, evitando che le future generazioni di cani siano sempre più dipendenti da interventi chirurgici per riprodursi.
La selezione artificiale ha portato alla creazione di razze con sproporzioni fetopelviche, cioè come teste eccessivamente grandi rispetto al canale del parto. Di conseguenza, si ricorre frequentemente a cesarei elettivi, una pratica che si è dimostrata efficace nel garantire una maggiore sopravvivenza dei cuccioli e delle madri.
Ad esempio, oltre l’80% dei cuccioli di Bulldog Inglese, il Bulldog Francese e il Boston Terrier vengono alla luce tramite taglio cesareo. Anche razze come il Chihuahua, il Carlino, il Pechinese e lo Shih Tzu presentano tassi elevati di parti cesarei a causa di queste sproporzioni anatomiche.

L’ossessione per determinati standard estetici ha portato alla selezione di razze canine con caratteristiche fisiche tali da rendere impossibile addirittura l’accoppiamento naturale. Di conseguenza, tecniche come l’inseminazione artificiale sono diventate necessarie per permetterne la riproduzione, nonostante ciò sollevi evidenti questioni etiche.
Oltre alle problematiche legate alle razze selezionate con conformazioni particolari, esiste una questione spesso sottovalutata: la riproduzione senza alcun tipo di controllo.
A differenza di qualsiasi altro animale in natura, il cane domestico presenta una straordinaria variabilità morfologica, con differenze notevoli in dimensioni, proporzioni e struttura corporea tra le diverse razze. Questa diversità comporta rischi significativi quando l’accoppiamento avviene senza criteri selettivi. Uno dei problemi più gravi si verifica quando una cagna di piccola taglia viene fecondata da un maschio molto più grande. In questi casi, i cuccioli possono essere sproporzionati rispetto al canale del parto della madre, aumentando drasticamente il rischio di distocia e la necessità di un cesareo d’urgenza.

Implicazioni etiche
Le norme sul trattamento degli animali sono stabilite dalle istituzioni legislative, che traducono in regolamenti dei principi etici condivisi. Il concetto di benessere animale è diventato un criterio fondamentale nella loro tutela, basandosi su evidenze scientifiche per comprendere le necessità degli animali e migliorarne le condizioni di vita.
Nella professione veterinaria, il benessere animale rappresenta un principio deontologico cardine.
I veterinari operano all’interno di un quadro etico complesso, bilanciando esigenze sanitarie, vincoli economici e responsabilità morali. Poiché gli animali hanno ruoli diversi (compagnia, allevamento, lavoro, ricerca), il loro benessere deve essere garantito nel rispetto delle condizioni specifiche del contesto in cui vivono.
Esistono norme rigorose per alcune categorie di animali, come quelli impiegati nella sperimentazione scientifica o negli allevamenti per la produzione alimentare. La legge stabilisce standard precisi per la loro gestione, inclusi criteri su stabulazione, alimentazione e trattamento, con l’obiettivo di minimizzare la sofferenza. Tuttavia, non tutti gli animali godono dello stesso livello di tutela normativa. Paradossalmente gli animali d’affezione, come cani e gatti, sono attualmente soggetti a una regolamentazione meno stringente.
In Italia, uno dei principali punti critici riguarda l’assenza di norme che regolano la riproduzione degli animali da compagnia. In particolare, non esiste una regolamentazione che stabilisca un numero massimo di cesarei praticabili su un singolo animale.
Un modello di riferimento ampiamente utilizzato per valutare il benessere animale è quello delle Cinque Libertà, sviluppato dal Farm Animal Welfare Council e riconosciuto a livello internazionale. Libertà dalla fame e dalla sete
1. Libertà dalla fame e dalla sete
2.Libertà dal disagio
3. Libertà dal dolore, dalle ferite e dalle malattie
4. Libertà di manifestare comportamenti naturali
5. Libertà dalla paura e dallo stress
Questo framework stabilisce cinque principi fondamentali, che verranno adottati come base per analizzare le criticità legate ai cesarei multipli. Anche tralasciando situazioni estreme e non regolamentate, come le puppy farm o puppy mill (analizzate nel prossimo articolo sulla questione), in cui tutte le libertà possono essere compromesse, il parto cesareo ripetuto può comunque incidere negativamente sul benessere di una fattrice, anche se allevata in buone condizioni.
- Libertà dalla fame e dalla sete: Un’alimentazione adeguata è solitamente garantita, ma i cesarei possono influenzare la capacità della madre di allattare oltre che compromettere l’istinto materno, rendendo talvolta necessario l’uso di latte artificiale per garantire l’alimentazione dei cuccioli.
- Libertà dal disagio: La gravidanza induce significative modificazioni anatomofisiologiche che possono, di per sé, generare talvolta situazioni di disagio per la cagna. Un travaglio prolungato di per se’ è causa di disagio, così come può esserlo la necessità di interventi chirurgici ripetuti e le frequenti ospedalizzazioni.
- Libertà dal dolore, dalle ferite e dalle malattie: Il cesareo è una procedura necessaria per risolvere o prevenire la distocia che già di per se’ è una condizione che causa sofferenza e può avere complicazioni gravi. Tuttavia se il cesareo viene eseguito ripetutamente aumenta il rischio di:
– Dolore acuto e cronico dovuto a cicatrici interne e aderenze uterine;
– Complicazioni post-operatorie, come infezioni, emorragie e deterioramento della parete uterina;
– Impatto sulla qualità della vita dell’animale.
Bisogna ricordare che questa pratica, nata come intervento salvavita, ha contribuito a un’alterazione dell’equilibrio tra necessità medica e selezione genetica poco sostenibile che di fatto l’ha resa in certi contesti sempre necessaria. Inoltre, ha conseguenze indirette sul benessere delle generazioni future, perpetuando tratti morfologici incompatibili con il parto naturale che sono spesso associati a malformazioni che rendono difficile la vita quotidiana dell’animale, come problemi respiratori nei cani dal muso schiacciato (ad esempio la sindrome respiratoria ostruttiva nei brachicefali come Bulldog e Carlini)
- Libertà di Esprimere Comportamenti Naturali: La possibilità di ricorrere a questa chirurgia ha portato a una medicalizzazione della riproduzione, rendendo alcune linee dipendenti dall’intervento umano per riprodursi. Questa dipendenza dal cesareo evidenzia la necessità di una revisione critica degli standard riproduttivi per garantire maggiore autonomia biologica agli animali.
- Libertà dalla paura e dallo stress: Il ripetersi degli interventi chirurgici aumenta il rischio di stress psicologico, sia durante la gravidanza che nel post-partum, con possibili ripercussioni sul comportamento materno e sulla relazione con i cuccioli.
Il trattamento medico degli animali non deve mai causare loro più dolore di quanto sia strettamente necessario per il loro benessere. In questo caso, sebbene il cesareo venga eseguito per salvare la vita della madre o dei cuccioli, il suo utilizzo sistematico ha favorito una riproduzione artificiale che non rispetta i limiti biologici dell’animale.
Un approccio etico e basato su evidenze scientifiche è essenziale per garantire che il cesareo rimanga una soluzione medica d’emergenza e non una necessità imposta da una selezione artificiale insostenibile.
Tutti questi elementi suggeriscono che i cesarei multipli siano in contrasto con alcuni principi fondamentali del benessere animale stabiliti da questo schema.
La situazione normativa
Negli ultimi decenni, gli standard di razza sono stati progressivamente rivisti per promuovere cani più sani e funzionalmente adatti. Un passo significativo in questa direzione è stata la Convenzione Europea per la Protezione degli Animali da Compagnia, adottata a Strasburgo nel 1987 e ufficialmente registrata dal Consiglio d’Europa nel 1994.
Questa convenzione ha contribuito all’evoluzione degli standard di razza, incoraggiando descrizioni più attente al benessere e alla funzionalità dell’anatomia canina. Tuttavia, senza norme vincolanti, il rischio è che tali impegni rimangano puramente formali. Se le revisioni restano solo raccomandazioni e non vengono accompagnate da regolamenti stringenti, controlli effettivi e sanzioni, la selezione di soggetti con difetti morfologici o patologie ereditarie potrebbe continuare indisturbata. In assenza di una regolamentazione efficace, pratiche di allevamento non etiche rischiano di compromettere il benessere animale, vanificando gli sforzi per una selezione più responsabile.
La situazione inglese:
Lavorando nel Regno Unito, porto questo paese come riferimento. Le Animal Welfare (Licensing of Activities Involving Animals) Regulations del 2018, in particolare l’Allegato 6, stabiliscono regole precise per l’allevamento dei cani. Una cagna non può avere più di una cucciolata ogni sei mesi e non più di sei cucciolate in totale nella sua vita.
Per quanto riguarda il parto cesareo, la legge non impone un limite massimo di interventi. Tuttavia, il Kennel Club del Regno Unito (equivalente dell’italiano ENCI) stabilisce una restrizione: se una cagna ha subito più di due cesarei, i suoi cuccioli non possono essere registrati ufficialmente. Inoltre, il club non accetta la registrazione di cucciolate se la madre ha meno di 1 anno o più di 8 anni al momento dell’accoppiamento.
Un’analisi rilevante sul tema è il rapporto indipendente Opinion on the Welfare Implications of Specialised Canine Reproductive Practices, pubblicato il 19 dicembre 2024 dall’Animal Welfare Committee. Questo documento esamina le conseguenze delle pratiche riproduttive specializzate sul benessere animale, basandosi su ricerche scientifiche e consultazioni con esperti. Le sue conclusioni potrebbero influenzare presto future politiche e regolamentazioni sull’allevamento e la riproduzione canina nel Regno Unito.
La situazione italiana:
In Italia la legislazione non è altrettanto rigorosa. Non esistono limiti legali specifici per il numero massimo di gravidanze o cesarei consentiti per una cagna da riproduzione. Il codice deontologico dell’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI) si limita a fornire raccomandazioni sulle modalità di riproduzione dei cani, senza imporre regole vincolanti di conseguenza, non compromette l’iscrizione al Libro Genealogico. Le linee guida riguardano aspetti come l’età appropriata per l’accoppiamento, il numero di cucciolate, la modalità di riproduzione e i requisiti di salute e comportamento. Tuttavia, non viene specificato un limite massimo di parti cesarei per le fattrici.
Prospettive future:
L’EFSA (European Food Safety Authority) fornisce valutazioni scientifiche indipendenti che guidano le normative dell’Unione Europea, basandosi su dati raccolti in modo armonizzato da Stati membri, enti di ricerca e industria. Le sue raccomandazioni, basate su evidenze scientifiche di alta qualità, influenzano lo sviluppo di regolamenti e direttive europee.
La proposta di regolamento dell’UE del 7 dicembre 2023 introduce standard uniformi per il benessere e la tracciabilità di cani e gatti, con l’obbligo di identificazione e registrazione in banche dati interoperabili. L’obiettivo, oltre a contrastare il commercio illegale, è garantire condizioni omogenee per gli operatori del settore.
Tra le misure suggerite dall’EFSA, il regolamento stabilisce che le cagne non possano essere accoppiate prima dei 18 mesi per le razze piccole e 2 anni per quelle grandi (si basa sul principio che l’età minima per la riproduzione dovrebbe tenere conto delle dimensioni e della maturità scheletrica dell’animale), né oltre gli 8 anni senza valutazione veterinaria. Una volta adottato, il regolamento sarà vincolante per tutti gli Stati membri. Tuttavia, manca ancora un riferimento specifico ai cesarei ripetuti, in particolare per le razze con conformazioni anatomiche incompatibili con il parto naturale.
Proposta:
Per promuovere una riproduzione più sostenibile, è necessario un approccio multidisciplinare che coinvolga veterinari, allevatori ed enti regolatori. Le principali strategie di mitigazione includono:
Monitoraggio e selezione responsabile:
- Identificazione delle razze con alta incidenza di cesarei e promozione di programmi di selezione volti a favorire una maggiore capacità di parto naturale.
- Ridefinizione degli standard di razza, privilegiando soggetti con conformazioni pelviche adeguate alla fisiologia del parto.
Regolamentazione della riproduzione:
- Esclusione dalla riproduzione delle femmine sottoposte a cesareo per interrompere la trasmissione di tratti morfologici incompatibili con il parto naturale. Limitazione dell’uso dell’inseminazione artificiale nei soggetti che non potrebbero riprodursi naturalmente, evitando la perpetuazione di caratteristiche fisiche problematiche.
Controllo e responsabilizzazione degli allevatori:
- Sensibilizzazione di allevatori e proprietari sugli effetti della selezione genetica sulla salute riproduttiva.
- Implementazione di regole che impediscano la registrazione di cucciolate nate da madri sottoposte a più cesarei, limitando così la riproduzione di soggetti dipendenti dall’intervento umano.
Criticità:
L’introduzione di restrizioni più severe per gli allevatori che operano in modo legale potrebbe risultare controproducente se non accompagnata da un rafforzamento delle misure di contrasto agli allevamenti (puppy farm) e al traffico di cuccioli illegali. Queste attività, spesso prive di qualsiasi forma di regolamentazione, ignorano i requisiti minimi di benessere animale e operano al di fuori dei controlli veterinari e normativi.
La narrazione mediatica spesso non distingue adeguatamente tra gli allevatori certificati ENCI e chi invece agisce nell’illegalità. Programmi come Report tendono a rappresentare il settore in modo indistinto, senza differenziare tra allevamento responsabile e sfruttamento.
Sebbene esistano criticità e siano necessari dei miglioramenti anche all’interno del circuito ENCI, il rischio di pratiche dannose è significativamente maggiore negli allevamenti non regolamentati. Una visione generalizzata e indiscriminata potrebbe penalizzare gli allevatori virtuosi, spingendo inconsapevolmente le persone verso circuiti privi di controlli, alimentando così il traffico illegale di cuccioli.
Nei contesti privi di regolamentazione, il benessere riproduttivo delle cagne è sistematicamente trascurato.
Le pratiche più comuni nelle puppy farm includono:
– Riproduzione eccessiva: La frequenza con cui una cagna viene fatta riprodurre ha un impatto diretto sulla sua salute e su quella dei cuccioli. Poiché la gravidanza e l’allattamento comportano un enorme dispendio energetico, e un intervallo insufficiente tra le cucciolate può portare a un deterioramento della condizione fisica della madre, compromettendone il benessere. L’EFSA raccomanda che, prima dell’accoppiamento, si faccia un esame clinico alla cagna per valutare lo status generale di salute. Nelle puppy farm le femmine vengono fatte accoppiare troppo frequentemente, anche due (o addirittura tre volte all’anno), senza un adeguato tempo di recupero tra una gravidanza e l’altra.

– Mancanza di controlli: Spesso, per ridurre i costi del mantenimento, le cagne vivono in condizioni di allevamento inadeguate: con spazi sovraffollati, scarsa igiene e assenza di cure veterinarie. Questo può portare ad un esaurimento fisico delle fattrici, un aumento delle patologie come infezioni uterine, mastiti o problemi metabolici.
– Riproduzione precoce e prolungata: molte cagne vengono fatte accoppiare prima della completa maturità fisica e sfruttate fino all’esaurimento riproduttivo, con gravi rischi per la loro salute e quella dei cuccioli, tra cui malnutrizione, complicanze al parto e problemi genetici.
Note finali:
Questo articolo è nato grazie all’input di Veronica Cucco, che si occupa di contrasto al traffico illegale di cani e ha raccolto dati fondamentali attraverso segnalazioni di proprietari, allevatori e operatori del settore. Il suo lavoro, insieme a Radio Cinofilia – Associazione Culturale, è un punto di riferimento per denunciare situazioni di illegalità (contattabile a redazione@rbi.one)
Attualmente, sta promuovendo una raccolta firme per chiedere una regolamentazione sulla questione dei parti cesarei nelle fattrici.
Nel prossimo articolo sulla questione spiegheremo come riconoscere i cuccioli provenienti dal traffico illegale e situazioni dubbie, un fenomeno estremamente diffuso in Italia. Vedremo i segnali da osservare per evitare acquisti inconsapevoli e contribuire alla lotta contro questa pratica dannosa per il benessere animale.
Giulia Corsini, PgC(EMS), GPCert (DI), MRCVS
Riferimenti:
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